martedì 18 novembre 2025

LA FAVOLA DEL TRALCIO D'UVA

 (Prima pubblicazione 27.05.2009)

© Crenabog 




La taverna di Tom de Danann per una volta aveva un pubblico insolito, non gli abitanti del villaggio e neanche re Brian e i suoi folletti, neppure i piccoli Spriggan. Sì era invece radunato un gruppetto di bambini perché la maestra della scuola aveva sentito che il Narratore stava pranzando lì e di corsa aveva portato tutti gli scolari sperando che lui volesse raccontare una delle sue tante favole. Tom e il Narratore li guardarono divertiti  e ben volentieri il Narratore dedicò loro il suo tempo con questa storia:

C'era una volta, nel villaggio al limitare del bosco, un bambino che aveva chiesto al padre di poter piantare qualcosa nel piccolo spazio antistante la loro casa. Il padre - che voleva tenerlo contento - trovò da un amico che aveva una vigna un buon pezzo di vite con la sua brava radice e lo portò a casa. Insieme, scavarono una buca nel terreno e dopo averla piantata ammonticchiarono terra tutt'intorno e vicino gli conficcarono anche un grosso ramo alla quale con leggerezza la legarono affinché potesse crescere sana e forte. Il bambino se la andava a veder crescere, controllava che le talpe non ne mangiassero le radici e che gli spriggan del bosco non venissero la notte ad ingarbugliarla per far dispetto. Gli portava l'acqua con una sua brocchetta e pian piano vedeva spuntare piccoli germogli di foglie che si libravano verso la calda luce del sole. Già si immaginava di poterne vedere i grappoletti d'uva e ne provava una grande soddisfazione. Nel frattempo il ramo che faceva da tutore alla vite aveva ripreso vita e aveva anche lui fatto spuntare qualche getto verde, sempre ergendosi bello robusto a fianco a lei. Padre e figlio se ne stavano a volte così, seduti nel meriggio, a lasciar passare il tempo e a guardarla, senza un motivo preciso, solo per vedere la vita che passava e cresceva nella pianta. Ma una notte alcune fate invidiose passarono da lì e decisero di portarsela via: le svolazzarono intorno e la strattonarono da tutte le parti ma inutilmente, che era ben aggrappata al suo ramo e non venne via. Se ne andarono e per vendicarsi andarono nella tana delle termiti a chiedere alla loro Regina di divorare la vite. La Regina delle termiti, che aveva un carattere pessimo ed era sempre pronta a distruggere quel che le capitava , non si fece pregare molto e subito mandò le sue servitrici a compiere il danno. Nel silenzio della notte la vite vide avanzare le termiti e cominciò a tremare, era ancora tanto giovane, voleva crescere, voleva giocare con le farfalle, voleva creare i suoi grappoli, non voleva morire. Il tronco se ne avvide e iniziò a piangere e dalla sua corteccia screziata ma pulsante lunghe lacrime di linfa scendevano in terra. La vite gli sussurrò: Piangi perché hai paura? - e lui le rispose: No. Piango per te. - La vite restò interdetta e le termiti la raggiunsero ma si accorsero delle lacrime del tronco e ne assaporarono avide il dolce gusto. Inebriate e completamente dimentiche del misfatto che erano andate a compiere lo attaccarono per suggere tutta la sua linfa. Lo scempio durò tutta la notte, e il tronco non emise un solo lamento. Solo, continuava a piangere. Al mattino le termiti istupidite dal banchetto tornarono alla loro tana e la vite guardò con infinita tristezza il tronco distrutto e senza più vita. Quando il bambino e suo padre uscirono al mattino videro cos'era successo, distrussero il termitaio e non ne lasciarono traccia poi tornarono vicino alla vite e al grosso ramo scavato fino al cuore. Il piccolo era triste ma felice che la vite fosse intatta e chiese al padre come mai fosse riuscita a resistere alle termiti, e lui gli rispose: Non lo ha fatto. Non poteva. E' per questo che esistono i padri. Per proteggere fino all'ultimo i nostri figli. Fino alla fine.






*** FINE ***




Nessun commento:

Posta un commento