mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DEL PICCOLO TROLL

 (Prima pubblicazione 16.07.2012)

© Crenabog 






Oltre il villaggio che conosciamo bene si trovava la grande estensione silvestre del Bosco Buio. Sembrava non avere mai fine ed era facile, una volta che ci si fosse inoltrati, perdersi nei suoi meandri. Il Bosco Buio era la dimora del Popolo Segreto e chi vi si avventurava poteva avere la fortuna - più spesso la sfortuna - di incontrare fate, folletti, gnomi ed altri esseri molto più pericolosi. Un giorno, come era solito fare, il Narratore del villaggio vi si recò, in cerca di ispirazione per le sue storie e sicuro di trovare alcuni degli esseri con i quali da sempre era in amicizia. Re Oberon stimava molto il Narratore e di conseguenza tutto il Popolo Segreto lo rispettava, tranne certi pessimi soggetti dall'indole inaffidabile. Giunse dunque ad una radura vicino alla fonte delle najadi e si sistemò sotto un maestoso albero, al riparo dal sole. Ad una cinquantina di metri di distanza sorgevano le propaggini della Muraglia Rocciosa, una sorta di contrafforte dalla incerta origine: a nessuno era chiaro se fosse naturale o se fosse stato eretto da qualche essere incantato, secoli prima. Il Narratore si mise ad osservarlo, cercando di capire se quel che vedeva oltre le fronde ed i cespugli, fosse un unico masso o un insieme di pietre saldate dall'usura del tempo e dall'azione degli elementi. Provò una strana sensazione, come se ci fosse qualcosa che non quadrasse, come se qualcosa fosse lì e non fosse lì, non sapeva decidersi. Improvvisamente dietro di lui giunse un fruscìo continuo, si voltò e vide giungere Re Brian insieme al solito gruppetto di cortigiani. Re Brian era il Re dei Folletti, quindi sottoposto a Re Oberon che guidava e comandava l'intero Popolo Segreto insieme alla sua meravigliosa sposa, Titania. Re Brian, fiero del suo titolo, era notevolmente perfido e dotato di un senso dell'umorismo che rasentava la crudeltà, ma il Narratore lo conosceva da tempo e non se ne preoccupava minimamente. Re Brian salutò allegramente l'uomo e si sedette a conversare con lui mentre i suoi accoliti restavano in disparte a complottare bofonchiando. " Salute, Vostra Maestà, come mai da queste parti?" - esordì il Narratore. " I soliti giri del mattino, me ne vado a controllare che i miei folletti non abbiano fatto troppi danni o magari.. che ne abbiano fatti a sufficienza, ah ah ah!" , rise beffardamente. " Maestà, volevo un vostro parere. Guardate laggiù, verso la Muraglia. Non c'è qualcosa di strano?" Re Brian fissò attentamente la zona indicata e si accarezzò la barba rossa con aria saputa. " Oh, ma certo. Guarda bene: vedi quel masso più piccolo, lì davanti? Non ti sembra strano?" " Ma certo, ecco cos'era. Sembra quasi che si muova.." Re Brian replicò: "Appunto. Guarda che bello scherzo che gli faccio!" e, prima ancora che avesse terminata la frase, agitò una bacchetta di pioppo dal manico ricoperto d'argento niellato e borbottò una frase in lingua folletta. Sopra il masso comparve una piccola nuvola nera che mandò tuoni, lampi ed un rovescio irrefrenabile di pioggia. Il masso cominciò a muoversi in fretta ma la nuvola lo inseguì fino a che al suo posto non comparve un troll, un piccolo troll roseo e pulito, benché come ovvio notevolmente brutto.

" Ma guarda - esclamò il Narratore - era un piccolo di troll talmente sporco di terra che gli erano cresciuti licheni e funghi sopra!" " Già, - disse Re Brian - e ora nessuno lo riconoscerà più!" e contento della beffa salutò sghignazzando l'uomo e ripartì con i suoi per il giro mattutino. Anche il Narratore si alzò, e riprese la strada di casa. Il piccolo troll, molto abbattuto, si recò alla grotta dove viveva la sua tribù ma, appena fu vicino, gli altri troll non riconobbero il suo odore e gli tirarono delle pietre ringhiando. Piangendo, il piccolo troll si inoltrò nel Bosco Buio, seguendo le tracce del Narratore. Quando fu buio arrivò alla sua casa, fuori dal villaggio, e si accucciò nel giardino, sotto un folto cespuglio. Sentendo dei rumori provenire dall'esterno, il Narratore e suo figlio si affacciarono per vedere e, capita la situazione, si avvicinarono. Il Narratore disse: " Mi dispiace per lo scherzo che ti ha fatto Re Brian, resta pure qui quanto ti fa piacere." e gli lasciarono una scodella di latte e una forma di pane. Il piccolo troll se ne stette nel giardino a rotolarsi nella terra e a bagnarsi nei rivoli fangosi che scendevano dalla piccola fontana , badando bene a non restare esposto alla luce diretta del sole che lo avrebbe pietrificato, restando poi tutto il tempo a farsi camminare sopra dagli uccelli e dagli altri animali diurni e notturni che scorrazzavano liberamente. Finalmente, dopo quasi un mese, soddisfatto dell'erba che gli era cresciuta addosso e dello strato di terra e fango che lo copriva, e particolarmente fiero di una colonia di lumache che si erano annidate tra i peli irsuti che aveva in testa, se ne tornò alla sua grotta dove venne accolto dai suoi parenti, così occupati a mangiare pietre da essersi quasi dimenticati di lui. Ma si sa, i troll sono creature piuttosto strane e certamente non di larghe vedute.








*** FINE ***

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