(Prima pubblicazione 16.10.2013)
© Crenabog
C'era una volta, nel mezzo di Bosco Buio, Cullin-ad-Moor, la collina sotto la quale viveva la corte di re Oberon e sopra di essa la grande distesa dei tumuli coperti di verdissima erba frusciante. Tutto intorno l'intrico degli alberi secolari di Bosco Buio la proteggeva e il regno fatato prosperava dopo gli ultimi tragici avvenimenti che avevano visto riversarsi nel bosco tutti gli esseri magici che abitavano su Monte Atro, ora dominio dei troll grazie all'accordo stipulato con re Oberon. Chi fosse venuto dall'antico villaggio fin lì, seguendo sentieri a volte ben celati dalla vegetazione, sarebbe certamente passato davanti alla locanda di Tom e della sua biondissima moglie e magari si sarebbe sentito invogliare a godere di una buona colazione o di un boccale di sidro. Più avanti, al centro di Groghan Moor, avrebbe potuto spalancare gli occhi davanti al maestoso albero sul quale Titania, la regina del Popolo Segreto, aveva fatto costruire la casa per la figlia dell'Uomo della Luna. E, come sempre, anche quel giorno il figlio del Narratore restò meravigliato davanti a tanta curiosa bellezza. C'era forse qualcosa di più magico? - pensò tra sé - Probabilmente no.
Bussò alla porticina, certo di trovarla: la figlia dell'Uomo della Luna viveva di giorno sulla terra, nei domini di Oberon, e la notte tornava da suo padre sulla Luna, grazie al filo d'argento calato dal ragno lunare. Così poteva soddisfare la sua doppia natura, essendo nata da una fata, e vivere in entrambi i mondi. Il ragazzo andava a trovarla ogni volta che poteva, forse anche più di quanto il padre di lei avrebbe ritenuto opportuno...se lo avesse saputo.
- Madama Cinnia, buongiorno! , esclamò quando lei aprì la porta. La magia della sua natura l'aveva fatta crescere più velocemente di quanto sarebbe stato naturale e ora era solo un poco più piccola di lui. Cinnia per lui era sempre la bambina che aveva incontrato la prima volta, seduta sotto un enorme fungo, e vederla quasi alla sua altezza lo lasciava stupito.
- Messer Finbar, buongiorno a lei! , rispose, scoppiando a ridere. Si divertivano moltissimo a darsi titoli cavallereschi e ad immaginare avventure, le più improbabili. Decisero di prendere uno dei tanti sentieri specchio e vedere dove li avrebbe condotti. Nella loro giovanile incoscienza, anche se avevano già sopportato dure prove dalla vita, non si creavano nessuno scrupolo nell'esplorare qualsiasi territorio solleticasse la loro curiosità. E anche quel giorno partirono, senza immaginare cosa li aspettava.
Continua nella seconda puntata, QUI : La favola del mare del tempo 2


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