martedì 18 novembre 2025

LA FAVOLA DEL KELPIE

 (Prima pubblicazione 05.06.2009)

© Crenabog 




Una notte particolarmente scura e silenziosa, nell'antico villaggio si sentirono certi rumori nelle strade, come di uno scalpiccio, come se qualcosa stesse passando, qualcosa che non doveva essere lì. Gli abitanti sentirono e si strinsero nelle coperte, si assicurarono che le imposte fossero ben chiuse e si rimisero a dormire. Passarono un paio di giorni e di notti e non si era più sentito niente nelle strade; quella sera Finbar se ne stava in cucina a preparare la cena, era solo perché suo padre, il Narratore del villaggio, era dovuto andare a raccontare favole alla festa di compleanno di Tom de Danann nella taverna che da moltissimi anni mandava avanti insieme a sua moglie. Se lo immaginò, circondato dai vecchi amici, tutti con i boccali in mano schiumanti , mentre raccontava della spiaggia dei Giganti o di come Jack O'Gill avesse fatto volare un sasso a mo' di un uccello e tutti intorno che se la ridevano affascinati dai vecchi miti e dalle leggende che troppo spesso finivano dimenticate. Per fortuna che ancora c'era suo padre a ricordarle.. Se ne stava lì a preparare un insalata mista quando ebbe caldo e decise di affacciarsi sulla veranda. Aprì la porta finestra e uscì nel patio con il cesto delle verdure e là, nel buio che avanzava della notte, proprio al limite del giardino, vide due occhi grandi brillare. Si facevano avanti. Ancora più vicini. Ma era un cavallino! Una specie di pony, molto piccolo, dal pelo bianco e marrone, ben pettinato indietro. Il bambino gli si avvicinò e lo vide inchinarsi, come se lo invitasse a salirgli in groppa. Pensò che sarebbe stato divertente, posò in casa il cesto di verdura e salì, il pony si incamminò lentamente verso il villaggio ma, come d'incanto, ecco che iniziò a crescere, a diventare più grande, a cambiare colore...il bambino all'inizio perplesso si spaventò! Era ormai diventato un cavallo, anzi un gran cavallo, dal pelo nero e ispido e quando si girò a guardarlo aveva occhi gialli come il demonio e denti lunghi e appuntiti, e soprattutto stava cominciando a correre. A correre via dal villaggio, verso l'oscuro intrico del bosco. Il bambino si ricordò di un antica leggenda locale e capì con chi aveva a che fare, era un kelpie, l'elfo demone che prendeva sembianze di cavallo per aiutare i pellegrini che si perdevano e poi trascinarli nel bosco per divorarli. Ebbe paura ma subito pensò a come cavarsela: tirò fuori dalla tasca due grosse carote che gli dovevano servire per l'insalata e le sventolò davanti all'occhio del kelpie che , desideroso di prenderle, iniziò a curvare la testa e la direzione della sua corsa. Sempre incitandolo a prenderle lo costrinse a correre fin verso il campo di grano di Padre O'Donnell, il kelpie ci si infilò dentro sempre correndo e all'improvviso scomparve in uno sbuffo di fumo, facendo cascare il bambino in mezzo al grano alto. Padre O'Donnell aveva l'abitudine di tracciare sempre una grande croce celtica in mezzo al grano, con la falce, per far fuggire i folletti e gli spiriti del bosco ma dal basso non la si vedeva, si notava solo dalla cima del campanile. Però il bambino lo sapeva bene e se ne era ricordato appena in tempo. Restò un po' in terra a riposarsi poi si rialzò e se ne tornò verso casa sgranocchiando le carote, felice di avere una nuova storia da raccontare a suo padre quando sarebbe tornato.




*** FINE ***




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