(Prima pubblicazione 20.09.2009)
© Crenabog
Monte Atro era una grande montagna, ripida e scoscesa, dalla quale sgorgava e si ingrossava il fiume che da sempre scorreva vicino all'antico villaggio. Monte Atro, patria di gnomi e folletti che ne abitavano le lunghe misteriose gallerie indaffarati a scavare alla ricerca di gemme. Monte Atro, che solitaria se ne stava immota a guardare verso il cielo. Nessuno ci andava a coltivare e solo pochi animali ci si arrampicavano a causa della poca vegetazione e del gelo in cima. Ma al suo interno viveva da tempo un folletto femmina che era andato via dal regno di Titania e da anni stava lì a scavare le sue lunghe gallerie dalle quali aveva estratto molte gemme preziose. Non che le servissero a qualcosa visto che non incontrava mai nessuno e non comprava mai nulla ma gli faceva piacere averle e si sentiva molto ricca. Ma non per questo era contenta, anzi, di solito era sempre arrabbiata perché tutti i giorni passava davanti alle rocce lisce della sua caverna e vedendocisi riflessa diceva:- "Quanto sono brutta! Che gambe storte che ho, e guarda quanto sono grassa! Brutta, brutta, brutta!" e così via, di continuo, sempre lì a borbottare. Un giorno che camminava sulla montagna in cerca di frutta o di qualche animale da cacciare si imbatté in un Leprechaun che si aggirava sperduto. Entrambi restarono stupiti nel vedersi e lui subito le chiese di aiutarlo, perché aveva perduto il giusto sentiero e non riusciva a tornare a Bosco Buio. Lei sulle prime si comportò in maniera molto scostante, non voleva avere a che fare con nessuno, ma alla fine gli spiegò tutto sperando che se ne andasse presto, ma lui insisté per restare da lei a riposarsi. Stette quindi nelle grotte un paio di giorni e ne approfittò per raccontarle tutto ciò che accadeva nel regno del Popolo Segreto e anche quel che succedeva nel villaggio, così come glielo aveva raccontato il Narratore quando andava in visita alla corte di Titania. Fin che passando davanti alle rocce lisce lei non esplose di nuovo dicendo che era brutta, orrida e inguardabile e che lui se ne doveva andare subito! Il Leprechaun la guardò incredulo e le disse:- "Ma non è affatto vero quel che dici. E' che le rocce sono tutte storte e riflettono di te un immagine che non è vera." Lei si sentì presa in giro e si arrabbiò ancora di più perciò al Leprechaun ci volle parecchio per convincerla che non stava scherzando; alla fine la convinse ad accompagnarlo fino alla sua casa per rendersene conto. Lei di malavoglia lo seguì, non si fidava proprio o meglio sarebbe dire che non voleva fidarsi affatto. Era stata sola tanto di quel tempo che credeva solo a se stessa. Quando alfine giunsero alla casa di tronchi coperta di muschio vide quanto era graziosa e ben sistemata, con mobili che aveva costruito e intagliato lui e persino un grosso specchio che aveva preso ad una fiera dei gobelins. Ci si guardò e rimase sbalordita: non era per nulla come credeva di essere! Lui le disse:- " Vedi? Non siamo come pensiamo noi, ma come ci vedono gli occhi degli altri e spesso siamo molto meglio di quel che ci immaginavamo.." Per festeggiare decisero di aprire le bottiglie di liquore che lui stesso distillava nella sua cantina e, ubriachi e felici, decisero di restare a vivere insieme nella casa coperta di muschio. Lei insistette per tornare a prendere le sue gemme e dopo, con quelle, comprarono talmente tante stoffe, vestiti e mobili che neanche Titania, quando passava da quelle parti con la sua corte, riusciva a riconoscerli...D'altronde persino la folletta non si riconosceva più!
*** FINE ***


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