(Prima pubblicazione 19.10.2009)
© Crenabog
Finbar, il figlio del Narratore, un giorno se ne andò con i suoi amichetti del villaggio a giocare a palla oltre il fiume e verso il Bosco Buio. Una volta lì presero a correre e a scalmanarsi dietro la palletta, tirandola sempre più forte sino a che non finì oltre una massa di cespugli. Andarono a cercarla e scoprirono dietro i rovi l'imboccatura di una piccola grotta, stettero un attimo a decidere cosa fare quando ecco che la palla tornò verso di loro, lanciata forte, ma sgonfia. Ovviamente si arrabbiarono e , senza pensare a chi ci fosse dentro, si avvicinarono strillando che queste non erano cose da farsi. Gli rispose un vocione roco:-" Non voglio essere disturbato in casa mia!" I bambini restarono stupiti, chi mai poteva esserci là dentro, troppo piccola perché fosse un gigante, troppo vicina al fiume perché fosse un orco (che non amavano affatto l'acqua e l'idea stessa di pulircisi..). Poco dopo ecco affacciarsi all'imboccatura.. un naso! Un grosso, ma grosso naso! Decisamente un Nasone seguito da un folletto piccolissimo che trasportava il suo naso spropositato su una specie di carriola di legno sbilenca. I bambini scoppiarono a ridere e se la diedero a gambe con la palla sgonfia mentre il figlio del narratore, sempre curioso, restò lì e gli chiese:-" Scusa, ma tu chi sei?" Il folletto rispose:-" Ero uno dei lucidascarpe della Regina Titania, ma una sera ebbi la malaugurata idea di andare alla taverna per giocare a biliardo con altri folletti. Quando eravamo sul più bello entrò un leprechaun e cominciò ad ubriacarsi fino a non reggersi sui piedi. I miei compagni gli dissero di smetterla che si sarebbe di certo sentito male ma lui continuava, disturbando tutti. Allora anche io protestai e lui, girandosi arrabbiatissimo, mi puntò contro il suo bastone dicendo che avrei imparato a non mettere il naso nelle sue faccende, poi uscì nella notte. Tornammo a casa e quando mi svegliai mi ritrovai con questo naso enorme e da allora vivo nascosto qui, vergognandomi da morire.. Non ho più neanche la mia casetta perché non riuscivo a muovermici dentro e sto in questa grotta, dividendola con le talpe e i conigli." Il bambino lo invitò a casa sua e lo prese in braccio per non fargli fare tutta quella strada a piedi poi, giunti che furono, lo presentò a suo padre che decise di porre rimedio in qualche modo a quel danno. Il padre conosceva una piccola sorgente, in cima ai monti, tenuta nascosta dal Popolo Segreto, famosa per le sue capacità curative e si incamminò per andare a riempirne una fiasca. L'aria fresca del meriggio accompagnò il suo cammino e la vista dall'alto del villaggio come sempre lo confortò. Raggiuntala, caricò la fiasca e pagò con una delle sue favole le driadi che la sorvegliavano. Le driadi sorrisero felici e lo invitarono ad andarle nuovamente a trovare quando ne avesse avuto bisogno. La sera, a casa, lui e suo figlio lavarono ben bene il folletto nasone e lasciarono che si addormentasse su un cuscino. Al mattino eccolo lì, bello e piccolo come era sempre stato! Si misero al lavoro tutti insieme e costruirono una nuova casetta per lui, adattando una di quelle per gli uccelli che il padre solitamente appendeva agli alberi del giardino e permettendogli di vivere con loro purché non avesse combinato danni. Lui, riconoscente, da allora si dedicò a sorvegliare i buchi nei muri da dove entravano e uscivano gli spriggan (ai quali evidentemente l'uovo di drago non era bastato per tenerli lontani) e a preparare strani intrugli con i quali lucidava a meraviglia le loro scarpe riportandole sempre a nuovo. Il leprechaun? ah, ma questa è un altra storia..
*** FINE ***


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