domenica 23 novembre 2025

LA FAVOLA DEI TEMPI OSCURI (terza puntata)

 (Prima pubblicazione 09.09.2013)

© Crenabog 





A lungo discussero della soluzione migliore per allontanare la possessione degli Alp-Luachra, e infine il Narratore si accommiatò dal Popolo Segreto e tornò al villaggio. Aveva ben chiara la procedura da adottare ma sapeva anche che non sarebbe stato semplice: per prima cosa andò a casa per assicurarsi che sua moglie stesse ancora bene, protetta da tutti i controincantesimi che aveva potuto mettere, e dalla sorveglianza che i minuscoli Spriggan che vivevano nei muri le facevano. Aprì la robusta porta di legno ma solo una camera vuota e dal pavimento polveroso lo attendeva. La chiamò, girò per le stanze ma non ne trovò traccia. Allora batté sui muri per richiamare gli Spriggan e alcuni di loro sgusciarono fuori da minuscole fessure vicino ai travi di quercia che reggevano il tetto. Non lo salutarono con la consueta gaiezza e questo lo mise sull'avviso.

- Una lieta giornata a voi, Gente Gentile. Sapete dirmi dove è mia moglie?

- Ah, noi abbiamo provato, sì, abbiamo provato.

- Ce l'abbiamo messa tutta!

- Certo, mica stavamo a bere birra.

- Ci siamo dati i turni per badare alla casa.

Le vocette degli Spriggan si affastellavano, petulanti ma inconcludenti.

- Dunque! Che cosa è successo? Ditemi, su!

- Ehhh.. mh.. vedi Narratore, avevamo fame e, sì, siamo andati a cercare delle uova.

- ..è così che l'Alp è entrato in casa e ha preso tua moglie.

- Ah! Dove si trova adesso?

- Con tutti gli altri del villaggio, nella canonica di padre O'Connell, l'ospedale non aveva più posto. Sono tutti lì, beninteso, chi ancora non è morto.


Il Narratore uscì velocemente di casa e si diresse alla chiesa. Fuori, la gente - i parenti degli ammalati - stazionava seduta nel prato su teli e coperte, ognuno vicino all'altro, come per tema di essere posseduto dagli Alp. Andò direttamente da padre O'Connell e chiese di sua moglie: il prete lo condusse da lei. Distesa su un letto di fortuna, dimagrita al punto che le ossa e non più la carne ne disegnavano i tratti, non riconobbe il marito. In verità a malapena sembrava respirare. Il Narratore cadde a sedere su una sedia di legno e si rivolse al prete.

- Padre, quel che deve essere fatto, va fatto subito. Il tempo è quasi finito per tutti questi e gli altri non si salveranno neanche loro. Dobbiamo trasportare tutti i posseduti sulla riva del fiume: cerchi di organizzare le persone ancora sane affinché portino qui carri e tutti i mezzi di trasporto che hanno  disposizione.- Lo faccio subito - replicò il sacerdote.- Bisognerà anche portare tutto il cibo che ancora c'è, soprattutto carne secca, e sale, tutto il sale che troveremo. Faccia anche scorta di acqua benedetta, mi raccomando. Uscirono e parlarono con la popolazione e subito venne organizzato il trasporto: qualunque essere fatato si fosse trovato quel giorno sulle rive del fiume che attraversava il villaggio avrebbe assistito ad uno spettacolo ben strano. Tutti i posseduti vennero sdraiati a poca distanza dalla riva, al punto che gli spruzzi della dolce, fresca acqua del fiume potevano bagnare i loro volti. Il Narratore comandò che venissero nutriti con cibo fortemente salato e speziato, a forza se fosse stato necessario.





La gente eseguì, aiutandosi l'un l'altro, e senza fare distinzioni se si fosse trattato di un parente o di altri. I gemiti straziarono la quiete del posto, i malati tentavano di ribellarsi ma vennero tenuti fermi. Passarono così almeno tre ore e le sofferenze aumentarono a dismisura fin quando, improvvisamente, i primi malati cercarono disperatamente di bere l'acqua del fiume. Dalle loro bocche spalancate furono chiaramente visti i simulacri degli Alp-Luachra scivolare fuori, sorta di forme gelatinose e biancastre, in cerca di acqua. E nell'acqua entrarono, impazziti dal sale, senza rendersi conto che l'acqua dolce è un taboo per il Popolo Segreto: subito iniziarono a dimenarsi, a spruzzare intorno, emettendo suoni inascoltabili. Ma il Narratore e il sacerdote si precipitarono a gettare sulle loro vaghe forme l'acqua benedetta, che finì l'opera di devastazione. In poco tempo gli Alp si dissolsero e la corrente trascinò lontano anche il loro ricordo. La popolazione cercò subito di rianimare i malati ma purtroppo molti di essi, già completamente debilitati, non avevano retto quest'ultima prova ed ora riposavano nel loro sonno mortale.


Il Narratore stesso tentò in ogni modo di far riprendere sua moglie, pregò, maledisse chi aveva lanciato l'incantesimo, la strinse a sé ma a nulla valse il suo dolore. Era troppo tardi anche per lei. Spirò, senza aprire gli occhi, persa nel limbo offuscato della malattia. Molte furono le grida di gioia, ma ancor più furono i pianti ed i lamenti dei parenti di chi non era sopravvissuto. E quando venne il tramonto, e grandi fuochi vennero accesi sulla riva del fiume, per riscaldare gli animi, il Narratore nascose il suo dolore nella più segreta tasca del cuore e si rivolse a tutti per spiegare cosa stesse accadendo e quali tragedie stavano preparandosi, per loro e per tutto il Popolo Segreto che viveva sotto le colline. Dando era in cammino.





Continua nella quarta puntata, QUI : La favola dei tempi oscuri 4


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