domenica 23 novembre 2025

LA FAVOLA DEI TEMPI OSCURI (quarta puntata)

 (Prima pubblicazione 10.09.2013)

© Crenabog 





Il Narratore lasciò il proprio villaggio affondato nel dolore dopo essersi assicurato che tutti avessero ben compreso i pericoli a cui stavano andando incontro, ed aver consigliato il sindaco e padre O’Connell affinché la popolazione rimasta venisse al più presto evacuata verso i villaggi più a sud dello Shire. Con l’animo carico di oscuri pensieri tornò ad affrontare i sentieri di Bosco Buio, dove neanche più i raggi del sole tra le fronde regalavano un minimo di letizia. Giunse alla collina di re Oberon e fece il suo rapporto in merito a quel che era successo, evitando di incontrare suo figlio per non dovergli ancora dire la sorte di sua madre.


Corre. Corre la regina Mab sul suo minuscolo calesse trainato dai grilli. La regina Mab ha visto, e quel che deve dire non può attendere…

Lo Shire è avvolto dal dolore e dalla paura, dalle sue estreme propaggini a nord, dalle rive del mare gelato, fino ai confini ad est con la contea di Thumbria. La Corte degli Scontenti reca un manto di tenebra e la notte non porta riposo ma morte e desolazione. Dando cavalca alla testa della Corte, orme di fuoco lascia il suo pooka, la sua risata agghiaccia il sangue anche ai troll. I nani delle montagne hanno chiuso le caverne con frane di pietra e scendono nelle profondità: non vogliono sentire, né sapere
.


La regina Mab giunse alla reggia di Oberon con il suo stuolo di fate volanti e venne subito condotta nella sala delle udienze. Oberon, Titania e il Narratore la accolsero e restarono in profondo silenzio alle sue parole. Udirono delle devastazioni che la Corte infernale stava provocando, della magia nera che aveva preso possesso delle lande, dalle praterie ai monti gelati, dei lutti tra gli umani che non comprendevano il senso di quel che accadeva. Tutti i peggiori incubi delle leggende sembravano essersi materializzati, non c’era più sicurezza per nessuno. Re Oberon restava però perplesso, tutto questo non aveva uno scopo visibile. Certo, la Corte infernale traeva gioia dal dolore altrui ma mai prima di allora era avvenuto un simile disastro. Essi uscivano la notte per le loro razzie, in cerca di anime, e in certi periodi dell’anno, in previsione dei quali gli umani elevavano preghiere ed eseguivano antichi rituali protettivi. Solo gli stolti o gli ubriachi uscivano nel buio e finivano per diventare prede. E vittime. Ma per tutto questo doveva per forza esserci una ragione. Oberon chiese ancora a Mab se le fosse giunta qualche notizia capace di spiegare…
- Sire, anche noi del nord non comprendiamo il perché. Il Popolo Segreto sta fuggendo perché non sono solo gli umani quelli in pericolo. E’ vero che gli Scontenti danno loro la caccia, ma il male avvelena l’atmosfera, dissecca la terra, imputridisce l’acqua. Molti di noi hanno chiesto asilo agli elfi di monte Atro, altri stanno fuggendo dove capita.
- Eppure sono certo che Dando abbia dei motivi per questo.







Il Narratore si permise di intervenire:
- Maestà, perdonate ma non ho mai incontrato prima questo nome. Fa parte della Corte Selvaggia?
- Amico mio, certo, non sai perché è da moltissimo tempo che il nome del maledetto non veniva pronunciato… Dando era l’abate di Cough Mara, un umano dedito solo al vizio, al bere, alla lussuria. La sua gioia era la caccia e non sarebbe mancato ad una battuta neanche se il Papa stesso, o il vostro Dio, fosse stato in chiesa ad attenderlo. Ed era a caccia, una domenica, con la sua torma di mastini e alcuni amici, invece che in chiesa a celebrare il rito, e di certo aveva la furia in corpo, sia perché era ubriaco sia perché non aveva preso niente, quando dal folto della foresta uno straniero a cavallo lo raggiunse. Oh, noi sappiamo bene chi fosse ma Dando non lo sapeva… Lo straniero aveva il dorso del cavallo coperto dalle prede uccise e questo fece ancor più ribollire il sangue all’abate che spronò la sua bestia, gli si avvicinò e prese ad ingiuriarlo, urlando che quegli animali spettavano a lui dato che cacciava sempre in quella foresta. Lo straniero esplose in una fragorosa risata e disse che se li avesse davvero voluti avrebbe dovuto venire a prenderseli. Dando gridò che lo avrebbe seguito fino all’inferno e mentre lanciava questa bestemmia lo straniero lo afferrò per una manica, il suolo si spaccò e lo trascinò con sé. Esattamente dove Dando aveva detto che sarebbe andato. Da allora lo spirito maledetto di Dando esce ogni anno dal suolo e batte i sentieri con il suo branco, i meravigliosi cani del Diavolo, come li definiscono le leggende, a caccia di anime per compiacere il suo nuovo padrone.



- Capisco. Ma la sua malvagità non spiega ancora cosa abbia scatenato questa invasione.
- Infatti, - replicò la piccola Mab. – Ora possiamo solo attendere, sperando che giungano altre notizie dal Buon Popolo.
- I nostri folletti, anche loro, sono in giro per cercare di sapere, - disse Titania. – Per ora restiamo nella nostra terra e teniamoci pronti. Gli umani sono partiti?
- Me lo auguro, mia regina ,- disse il Narratore. – Hanno avuto una prova molto chiara di cosa sta accadendo e non credo siano così folli da restare al villaggio.
- Bene, meglio così. Per loro avremmo potuto fare ben poco. Ed ora lasciamo riposare Mab e assicuriamoci che le vedette e le difese siano tutte ai loro posti…




Poi, mentre lentamente il fuoco si spegneva nel grande camino, ognuno si ritirò nelle sue stanze. Mestamente, il Narratore discese la grande scala di pietra che portava alla magnifica grotta con il lago sotterraneo dove Titania aveva alloggiato Paulie e alcune fate che le tenevano compagnia, e dove suo figlio lo aspettava, ancora inconsapevole della tragica fine di sua madre. Avevano così tante cose da dirsi; avrebbe dovuto trovare la forza per farlo.






Continua nella quinta puntata, QUI : La favola dei tempi oscuri 5



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