(Prima pubblicazione 31.08.2013)
© Crenabog
Qualcosa di tremendo sta per arrivare
dentro le tue mura ti devi rintanare
né spade né denaro ti potranno salvare
Erano i primi giorni di maggio, e la natura sembrava volesse esplodere ovunque, dal limitare dell'antico villaggio fino a tutto lo Shire e su, su, fino al Monte Atro. L'aria era trapunta dal pulviscolo del polline e chi avesse posseduto la seconda vista avrebbe potuto facilmente scorgere un infinità di minuscole fate volteggiare tra i raggi del sole. Il villaggio e le fattorie dei dintorni godevano di una inaspettata prosperità e nulla faceva presagire quanto sarebbe accaduto.
Il Narratore partì, insieme a suo figlio, sulla carrozza coperta trainata dai due forti cavalli a pelo lungo delle Highlands e seguita dal pony giallo creato dal figlio con le matite magiche di Dio, per un lungo giro dei villaggi dello Shire, dove avrebbe venduto la sua arte di raccontare storie in cambio di viveri e soldi, allo scopo di prepararsi ai mesi invernali. Visitarono Coggenhall, Okayderry, Auchrieghen, Blackmoor e ancora più in su si spinsero, verso le Lande del Nord. Ogni villaggio li accoglieva con l'affetto e la stima che si era guadagnato negli anni e la sera, nelle piazze, si radunavano tutti ad ascoltarli: alla magia delle parole del Narratore si univa adesso il dolce ritmo del flauto che il figlio aveva imparato a suonare e le offerte non mancavano mai. La cassa rinforzata da strisce di ferro si riempì di monete e la carrozza di stoffe, carne secca, formaggi, salami e quanto altro la gente donava per mostrare la sua gratitudine. Durante il viaggio non mancarono mai di rendere omaggio ad ogni essere del Popolo Segreto che incontrarono, badando bene di non passare su terreni e piante di loro proprietà e proteggendosi dagli incontri sgraditi con ogni rituale ed elemento magico di cui erano a conoscenza.
Perciò, nulla turbò il loro cammino, fino a che decisero che sin troppo tempo era trascorso ed era giunto il momento di tornare verso casa. Sempre seguendo le strade degli uomini e sostando la notte nei villaggi, il Narratore approfittò per educare il figlio su tutto ciò che sapeva, mostrandogli i Sentieri Specchio quando capitava che vi passassero vicini, e insegnandogli rituali per salvarsi dai perfidi folletti e da altri ancor peggiori abomini. Furono giorni buoni, e notti serene, fin che rientrarono dentro Bosco Buio e decisero di andare a portare il loro saluto a re Oberon. Circondati da pixies, brownies e da un nugolo di minuscole fate svolazzanti, batterono tre volte il suolo sulla cima della collina di re Oberon e, aperta che fu la porta, vennero accolti con gioia dagli abitanti. Quando però re Oberon li fece sedere a tavola, il suo volto era oscurato e triste: il Narratore chiese cosa stesse succedendo, preoccupato anche lui.
- Amico mio, brutte cose al villaggio, purtroppo.
- Ditemi, sire, non fateci stare in pena.
- Poco dopo la vostra partenza, sembra che una epidemia abbia colpito il luogo. La gente sta male, i frutti spariscono dagli alberi, il grano si è seccato..
- Oh! Come è potuto accadere?
- Abbiamo chiamato a corte lo stregone di Cnoch Mara, arriverà a breve, ma temo che non si tratti di nulla di naturale.
- Forse una maledizione? Gli abitanti hanno commesso qualche scortesia al Popolo Segreto?
- No, ne sarei venuto a conoscenza. E' qualcosa che viene da lontano, non dalla nostra gente, ma ancora non capiamo il motivo di tutto questo. Vai pure a vedere ma fai molta attenzione. Se vuoi un consiglio, lascia tuo figlio con noi, Paulie sarà ben felice di potersene occupare, e torna presto così potremo ascoltare lo stregone e vedere cosa sta succedendo.
A queste parole il Narratore si consultò con il ragazzo e decisero che sarebbe rimasto con la Corte del re. Venne mandata a chiamare Paulie che giunse avvolta in una lunga veste fluttuante, dal colore cangiante e mutevole, i lunghissimi capelli sciolti sulle spalle dai quali faceva mostra di sé un filo di perle che il Narratore le aveva donato tempo addietro.
I suoi occhi brillavano di felicità nel rivederlo e lo baciò senza dargli il tempo di parlare, poi abbracciò il figlio e lo tenne per mano tutto il tempo della cena. Avevano così tanto da raccontarsi e sempre così poco tempo per stare insieme, ma Paulie e il suo amato riuscirono a stare insieme aiutati da certe fate che ben sapevano del loro amore, e che non li disturbarono affatto. Al mattino il Narratore riprese il viaggio verso casa, lasciando tutte le sue cose nella Corte, e salendo in groppa ad uno dei cavalli del re: non si fermò fin che non giunse al villaggio ma già da prima aveva potuto vedere, col cuore stretto dall'angoscia, i campi devastati, gli alberi dai rami spogli come in pieno inverno. Il suo stupore fu grande quando incontrò gli abitanti: erano tutti smunti, smagriti in maniera drammatica, i volti ingialliti e solcati da una amara tristezza. Andò a parlare con il Sindaco ma lo trovò a letto, senza alcuna voglia di vivere.
- Signore, torno dal viaggio e trovo null'altro che miseria e devastazione! Cosa sta succedendo?
- Oh, mio caro, - disse, con voce flebile - da tempo siamo stati tutti colpiti da qualcosa che il medico non comprende e per la quale non conosciamo cura. Abbiamo pensato ad una malattia venuta con i topi o al seguito di qualche viandante, ma vedi, è come se stessimo tutti morendo di fame. Prima, avevamo di che nutrirci, ma siamo dimagriti sempre più, poi anche le masserizie si sono rovinate o sono sparite e non abbiamo più la forza . E' una morte lenta, e tragica, quella alla quale siamo stati condannati.
- Ma padre O'Connell , se si è trattato di una maledizione, non ha potuto far nulla? Neanche preghiere, esorcismi, sono serviti?
- Nulla. I campi di verbena, di biancospino che circondano il villaggio per proteggerlo si sono seccati, le croci di ferro si sono arrugginite, niente sembra poterci proteggere. E le medicine non valgono a niente.
- Andrò a guardare con i miei occhi, Sindaco, e tornerò presto. Spero di riuscire a trovare aiuto. Non disperate. Non vi abbandonerò, farò tutto quel che posso.
- Grazie, vecchio amico. Fai, ma fai presto. E' morta già fin troppa gente.
Il Narratore si congedò con grande pena, andò a parlare con padre O'Connell alla chiesa ed ebbe conferma delle parole del sindaco. Doveva per forza trattarsi di qualche maleficio, e avrebbe dovuto trovare un rimedio solo presso il Popolo Segreto, il cui sapere travalicava le conoscenze degli esseri umani.
Continua nella seconda puntata, QUI : La favola dei tempi oscuri 2



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