lunedì 9 marzo 2026

LA FAVOLA DI EADAN CHE FUGGI'

 (Prima pubblicazione in Blogspot 09.03.2026)

© Crenabog





Approfittando del fatto che suo marito era sceso nel regno ipogeo di re Oberon, usando la scala che dalla villetta portava all'interno della collina, Paulie si mise a sistemare la casa poi, non avendo granché da fare, decise di uscire e andare a trovare Eadan alla taverna di suo marito Tom de Danann. Scrisse un grazioso biglietto per Finnegan, lo posò in bella vista sul tavolinetto che lui usava per scrivere i suoi racconti, si pettinò i lunghi boccoli biondi, si appoggiò sulle spalle il mantello con i ricami celtici che le aveva donato Titania e si fermò un attimo a cercare il Chat Palug. Non era sul poggiapiedi che usava di solito per dormire, lo chiamò, lo cercò per ogni camera ma non lo trovò, o magari lui non aveva voglia di farsi vedere. Così, giusto per prudenza, preparò una grossa ciotola di carne tritata e sbollentata e la lasciò vicino al poggiapiedi di suo marito, ormai praticamente di proprietà del Palug. Finalmente uscì, nel caldo sole del mattino e iniziò a scendere la collina fino al portale specchio che re Oberon aveva fatto installare tra due alberi affinché Paulie e il Narratore potessero agevolmente spostarsi attraverso tutto lo Shire. Entrò in quello che sembrava solo il prolungamento di un piccolo sentiero tra i cespugli, solo leggermente luminoso e dopo pochi passi si trovò nelle vicinanze della taverna di Tom de Danann, dall'altra parte di Druimasholl, l'antico villaggio circondato da Bosco Buio. Paulie camminò col suo passo leggero e gli alberi che la videro passare restarono incantati come sempre.


Paulie bussò alla porta della taverna, guardando divertita la solita mucca di Tom che pascolava pigra sul tetto coperto di muschio ed erba, era ancora abbastanza presto perché ci fossero degli avventori ed era certa che avrebbe passato del tempo tranquilla. Venne ad aprire Bobul, il folletto grassoccio che fungeva da aiutante ed uomo di fatica di Tom, e che aveva accompagnato Finbar dalla strega Orna Baba ai tempi dei guai combinati da Abidian, la fata sventata. Bobul si esibì in una specie di riverenza;

- Oh! La signora moglie del Narratore! Che piacere, che onore! Prego, prego!

Paulie fece una risatina ed entrò, si tolse il mantello e lo diede a Bobul che lo appese al muro vicino l'ingresso, poi avanzò nel grande locale della taverna e venne accolta da Tom che stava pulendo ed asciugando bicchieri e boccali.

- Paulie, tesoro, che bella sorpresa! E il Narratore? Lo hai lasciato fuori a sentire Baldo che suona il violino?

- Oh no, mio marito è stato convocato da re Oberon, non so cosa avranno da dirsi, e a me non andava di restare a casa perciò pensavo di stare un poco con Eadan se non è impegnata… ah, Baldo non l'ho visto, non era di fuori.

- Quel gatto sfaccendato, starà combinando guai da qualche parte. Oh be', allora, cercavi Eadan… MOGLIEEE! - Gridò Tom facendo rimbombare l'ambiente. Paulie sentì lo scalpiccio dei passi della moglie del taverniere che arrivava dalla cucina dietro il locale.

- Cosa gridi, razza di chiassoso, cosa… oh Paulie!

Eadan abbracciò la selkie, oramai erano diventate buone amiche anche se non si vedevano spesso, e la prese per mano trascinandosela dietro. Aprì la porta della camera da letto e fece entrare poi si accomodarono tranquille su due poltroncine vicino alla finestra. Cominciarono a farsi i complimenti per le folte chiome bionda e rossa, e poi per i vestiti, insomma tutte quelle cose di cui non avevano mai modo di parlare con i mariti poi Paulie disse:

- Eadan, cara, sono rimasta molto incuriosita quando Tom , l'altra volta, ha raccontato la sua storia, anche perché di te ne sappiamo tutti ben poco. Sono troppo indiscreta se ti chiedo di raccontarmi un poco di te? La mia storia oramai la sanno tutti, che ero una selkie, che vivevo nel mare del nord, che incontrai il Narratore sulla spiaggia dei Giganti e così via… - Eadan sorrise, ricordando le epiche peripezie che avevano finalmente condotto la sua amica e il Narratore a sposarsi. Le tenne la mano e disse:

- Va bene, hai ragione, sai, non ho l'abitudine di parlare tanto di me ma va bene.






Eadan si rassettò la nuvola di ricci rossi che contornavano il bel viso e cominciò:

- Bene, sai già che ho incontrato Tom quando mi rifugiai nella taverna dove stava lavorando, rimasi lì per un certo tempo poi finimmo per innamorarci e partimmo insieme fino ad arrivare a Druimasholl, dove Moribund il borgomastro ci diede questa taverna, la ricostruimmo ed ora viviamo qui, con Bobul e Vivvi che ci danno una mano e hanno le loro camerette. Ma prima… Abitavo a Gwynguddy, un paesino non troppo lontano da quella taverna, i miei parenti non c'erano più e mi guadagnavo da vivere in un modo, ehm, un pochino fuori dal comune, ed in effetti a Tom non gliel'ho mai detto. Mia nonna materna era conosciuta come guaritrice e mi aveva insegnato tutto sulle erbe quindi preparavo pozioni, medicinali...e non solo. Sì, anche qualche filtro d'amore e cose del genere…

Paulie rise, incredula, e rispose:

- Oh bella questa, non ti ci vedevo proprio a fare la piccola strega di paese!

- Ma no, che strega, guaritrice, diciamo le cose per bene! Insomma, quel giorno ero andata a cercare erbe nel bosco intorno a Gwynguddy quando sentii un fruscio, mi girai e vidi che un gruppo di Broggan mi stavano spiando tra gli alberi. Tu hai idea di che razza di bestie siano, vero? Non ne sarei uscita viva se mi avessero presa quindi iniziai a correre e per fortuna riuscii ad arrivare alla taverna. I Broggan non vollero rischiare e si fermarono al margine del bosco, urlando e maledicendomi.

- E dimmi, Eadan, pozioni non ne hai fatte più?

- Sai, non avendolo mai detto a Tom, non vorrei che la cosa lo possa disturbare…

- Ah, guarda, però ti piacerebbe fare ancora queste cose? Non sarebbe mica male avere dei rimedi naturali, se mai dovesse servire… E poi, perché abbandonare questa tua dote, se ti fa sentire bene e utile? Facciamo così, che ne dici se vieni da noi e ti fai un angolino tutto per te, diciamo una specie di piccolo laboratorio? Vuoi che ne parli io con Tom? Non credo che avrebbe nulla a che ridire e sarei contenta se ogni tanto venissi da noi.

- Davvero? Oh, mi piacerebbe da morire!

- E allora, è deciso, a Tom ci penso io!

Si alzarono, tenendosi per mano, e andarono a piazzarsi davanti a Tom che dietro il bancone preparava le bevande per la sera. Quel grande omone alzò gli occhi, il movimento della folta barba rossa mostrò che stava sorridendo ed esclamò:

- Cosa vogliono da me queste belle signore?

- Tom caro, ci sarebbe un piccolo piacere che vorrei chiederti - esordì Paulie - tua moglie mi ha raccontato qualcosina del suo passato e a quanto ho capito pare che sia una brava guaritrice così avevo pensato, visto che qui da voi siete sempre pieni di gente, di lasciargli usare un angolino su da noi. Potrebbe dedicarsi al suo passatempo, non dare fastidio qui dentro e magari farmi compagnia. Non avrai mica qualcosa da obbiettare, vero?

Tom guardò sua moglie, guardò la moglie del Narratore e scoppiò a ridere battendo la mano sul bancone.

- Insomma, moglie, cosa saresti, una specie di strega dei boschi?

- Tom, sei un buffone, e ringrazia Crom che ti amo o te la farei vedere la strega del bosco!

- Va bene, moglie, va bene, tanto lo sai che tutto quello che fai mi sta bene. Vuoi andare a fare pasticci a casa di Paulie? e vai, ma vedi di tornare a casa quando vengono i clienti...e soprattutto quando è ora di andare a letto! E ora filate, andate a raccontarvi le vostre cose, o a preparare il tè, o a cercare Baldo, forza! Che io qui ho da fare!




*** FINE ***

mercoledì 4 marzo 2026

LA FAVOLA DEL CHAT PALUG

 (Prima pubblicazione su Blogspot 04.03.2026)

© Crenabog




Grigia era la nebbia che avvolgeva Hy Breasil, la grande isola magica di Morgana, da secoli galleggiante sopra la corazza del gigantesco Fastitocalone, la leggendaria testuggine marina che nuotava agli ordini della maga. La nebbia nascondeva Hy Breasil e il suo splendente castello agli occhi degli umani e nessun navigante poteva ammettere di averla avvistata, pur se giuravano sulla sua esistenza. Morgana sedeva pensierosa nella sala dove custodiva il sepolcro di re Arthur; ricordava l' ultimo incontro avuto con il Narratore e Paulie, e l' insolito ospite che era salito a bordo scappando da Tir na Nog. Più ci pensava, e più si convinceva, stizzita, che lo avesse fatto solo per prendersi gioco di lei e delle spoglie dell' antico re. Alla fine si alzò e si avvicinò al balcone per guardare la Spiaggia dei Giganti ormai così lontana da essere quasi indistinguibile sulla linea del mare e si sentì stranamente sollevata all' idea di essersi liberata di quella presenza.



Grigia era anche la nebbia che strisciava per le stradine ancora addormentate di Druimasholl, l' antico villaggio ai bordi di Bosco Buio. Pochi erano gli umani che iniziavano la loro giornata lavorativa, e quei pochi rabbrividirono - non certo per il freddo dell' alba - avvertendo che qualcosa di strano era nell' aria. Forse qualche lontano rumore? O il pungente odore selvatico che infastidiva le loro narici? Chi aveva un mantello se lo strinse addosso e camminò guardingo.



E grigio era anche ciò che vide Paulie, alzatasi presto con l' intenzione di preparare la colazione per sé e suo marito, il Narratore, che ancora dormiva sotto le coperte pesanti. Paulie scostò le graziose tendine alle finestre e pensò: " Santo cielo, stamattina c'è una nebbia tremenda! " , poi scese al piano terra, entrò in cucina, accese il camino e caricò la legna per preparare le uova e la pancetta. Mise a bollire l'acqua per il tè e guardò di nuovo, perplessa, le finestre dalle quali nulla si vedeva se non il grigio compatto della nebbia. Decise di aprirle un poco per rinfrescare l'ambiente...

- Finn ! Tesoro, svegliati!

Al grido della moglie il Narratore aprì gli occhi allarmato, si vestì in fretta e scese la scala di legno della villetta in pietra e tronchi che re Oberon e Titania avevano fatto costruire per loro in cima alla collina al cui interno si celava il regno del Popolo Segreto. Paulie stava al centro della cucina, indicò la finestra aperta ed esclamò:

- Amore, non... Non è nebbia! Che roba è!

Il Narratore le si avvicinò, la abbracciò per calmarla e si diresse verso la finestra, allungò il braccio che si perse dentro una massa grigia, che tutto sembrava tranne l' impalpabile nebbia. Disse:

- Tesoro, non ne ho la più pallida idea. Resta qui, esco a guardare.

Il Narratore aprì il pesante portone e la luce dell' alba entrò come era giusto che entrasse. Sì guardarono perplessi poi lui uscì, respirò a pieni polmoni l' aria frizzante di Bosco Buio, si guardò intorno ed era lì. Tranquillamente accoccolato sul fianco della villetta, incurante del fatto di arrivare con la schiena fino al tetto, e con il folto pelo grigio che copriva le finestre. L' ospite non invitato si degnò di girare gli occhi e guardare il Narratore mentre lui esplodeva in una risata clamorosa. Paulie arrivò di corsa sulla soglia e restò senza fiato mentre suo marito diceva:

- Adesso sappiamo dov'era finito il Chat Palug! Eccolo qua!

- Ma... - mormorò Paulie - ...cosa dovremmo fare adesso? Guardalo, è grande quanto la casa!

- E cosa vuoi che facciamo, amore mio? Facciamo colazione. Lascia che il Chat Palug faccia quello che gli pare! - poi, rivolto all' enorme gatto il cui nome veniva ancora sussurrato con terrore da chi ricordava le antiche leggende, disse - Vedi di fare il bravo, tu, mi raccomando.

Finnegan prese per mano sua moglie e rientrò in cucina come se niente fosse, mettendosi ad apparecchiare il tavolo e tagliando il pane. La selkie, decisamente stupefatta, restò indecisa sul cuocere le uova o pensare a quanto fosse incosciente suo marito ma erano anni, ormai, che convivevano con le cose più strane del regno magico dei Sidhe, una in più o una in meno non le avrebbe cambiato la vita, decise. E si sedette con lui a mangiare.



 

Nelle profondità della collina il labirintico regno di re Oberon era in subbuglio. Dalle volte si erano staccate pietre e decorazioni, tutti pensarono ad un terremoto ma non c'erano state scosse telluriche e non si spiegavano lo strano fenomeno. Gnomi, folletti, goblin, persino le fate corsero nella sala del trono a pregare il re dei Sidhe di andare a vedere e così, seppure di malavoglia visto che nessuno sembrava intenzionato ad investigare, re Oberon salì la scalinata che portava direttamente dentro la villetta dove abitavano i suoi amici più cari. Bussò cortesemente alla botola per avvertire del suo arrivo e li trovò intenti a bere tè e mangiare uova e pancetta, e gli sembrò che non avessero alcun problema.

- Buona e felice giornata, Narratore, Paulie. Scusate la mia venuta ma giù da noi sembra quasi che voglia crollare tutto. Non avete sentito nulla di strano?

- Sire, sentito no, direi più che altro visto. Ci deve scusare ma è arrivato un ospite imprevisto e temo che sia piuttosto pesante.

- Pesante? Ma di che parli?

- È meglio se guardate voi...- disse il Narratore indicando la porta. Re Oberon si affacciò e rientrò di corsa, bianco in volto come la sua regale barba.

- Ma... ma c'è il Chat Palug là fuori! Che diavolo sta facendo qui?

- Chi lo sa , - rispose il Narratore - basta che stia tranquillo...

- Forse è stufo di stare da solo - replicò sorridendo sua moglie.

- Già, magari cerca casa - aggiunse ridendo il Narratore all' esterrefatto re Oberon.

- E proprio qui doveva venire? Quello mi fa crollare tutto in testa!

- State tranquillo, Maestà. Finiamo di fare colazione e ci vado a parlare.

Re Oberon scosse la testa, salutò e scese di nuovo per spiegare la situazione ai sudditi.




Finirono di mangiare poi decisero di andare a vedere cosa succedeva fuori, e trovarono il Chat Palug beatamente addormentato. Con l' enorme testa che spuntava da una parte e la coda dall' altra copriva tutto il lato posteriore della villetta. Paulie disse:

 Non possiamo mica lasciarlo qui così, rischia di fare crollare tutta la collina...

- Lo so, tesoro. Vediamo di farglielo capire.

Il Narratore gli si avvicinò, batte' le mani e il Chat Palug aprì un occhio, vagamente sorpreso.

- Chat, si può sapere cosa ti passa in testa? Non puoi restare in questo modo, re Oberon si sta preoccupando!

Il gatto gigante fece un gigantesco sbadiglio, si alzò, inarcò la schiena per stirarsi e si mise seduto costringendo il Narratore a stare a testa in su per guardarlo.

- Insomma, non ci si comporta così! Sei, ehm, sì, decisamente troppo pesante! Quindi datti subito una regolata! - disse il Narratore agitando un dito in segno di rimprovero. Continuò, convinto che il gatto lo capisse:

- Ora vado a mettermi la giacca, se quando torno ti trovo così mi arrabbierò sul serio!

Finnegan gli volse le spalle ed entrò in casa, passò davanti a Paulie che rideva e salì in camera da letto a finire di vestirsi e no, non fu affatto sorpreso entrando nel salottino e vedendo il Chat Palug acciambellato ai piedi di Paulie che gli grattava la schiena. Era ben noto che potesse cambiare dimensione a piacimento ed era proprio su questo che contava. Ma che volesse farsi fare le coccole non lo aveva previsto. Paulie lo accolse con un sorriso e mormorò:

- Certo che siamo davvero una strana famiglia adesso. Ci mancava solo lui..




 


*** FINE ***



venerdì 27 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME RIVELATO

(Prima pubblicazione su Blogspot   27.02.2026)

© Crenabog




Quella mattina il Narratore scriveva, come faceva ormai ogni giorno, nella vecchia poltrona di cuoio accanto alla finestra. Davanti a lui, sul minuscolo tavolino a tre piedi, si accumulavano fogli fitti di appunti: ricordi di lunghi viaggi, storie raccolte nei villaggi più remoti, leggende ascoltate nelle notti di vento.

Da quando si erano stabiliti nella rustica casetta in pietra e tronchi in cima alla grande collina, quasi nel cuore di Bosco Buio, egli aveva deciso che la memoria andava custodita anche sulla carta. Raccontare non bastava più. Le storie, come le persone, meritavano di restare.

Lassù la vita scorreva quieta. Sotto la collina fervevano le attività del Popolo Segreto, i Sidhe governati con saggezza da re Oberon e dalla regina Titania. Era stata proprio Titania a volere che i suoi amici potessero vivere anche al di fuori del regno ipogeo: aveva fatto costruire la villetta da gnomi e folletti, e tramite le scale vorticose Paulie poteva ancora raggiungere il lago sotterraneo, dove sorgeva la loro prima casa, per nuotare con le fate quando ne aveva avuto desiderio. E il Narratore, dal canto suo, poteva godere del cielo azzurro che coronava lo Shire.

Paulie non aveva mai desiderato altro che stare con lui. Da quando lo aveva incontrato sulla battigia della Spiaggia dei Giganti e gli aveva sussurrato il suo vero nome, donandogli anche la sua pelle di foca e scegliendo di restare umana accanto a lui, la sua felicità era stata semplice e assoluta. Ora si dedicava alla casa, ai piccoli gesti quotidiani, ai viaggi condivisi, e ricamava pazientemente motivi celtici su fazzoletti, tessuti e mantelli.

Il Narratore non aveva più bisogno di vagabondare per guadagnarsi il pane con le sue storie: da quando aveva sottratto parte del tesoro di Lahin, la strega del Wangshire, poteva provvedere a ogni necessità e, di tanto in tanto, sorprendere Paulie con qualche dono.
Così, quella mattina, ognuno era immerso nelle proprie occupazioni. Paulie cuciva un ricamo su un fazzoletto bianco; il Narratore scriveva. Dopo un poco, senza neppure sollevare lo sguardo dall'ago, lei disse:

- Tesoro, stavo pensando una cosa…

- Mh? Che cosa, amore mio? — rispose lui, posando la penna.

- Pensavo… ormai sono anni che stiamo insieme, vero? E ne abbiamo viste di cose. Ne abbiamo passate tante…

- Oh certo. Cose belle e cose brutte. E bruttissime, purtroppo. Però siamo sempre insieme.

- Sì, caro, e ringraziamo gli dei e la buona fortuna. Ma sai… mi è venuta in mente una cosa che non ti ho mai chiesto. Forse ti sembrerà ridicolo, e per favore non metterti a ridere. Tesoro, dimmi... qual è il tuo nome?

Il Narratore la guardò. Ripensò al giorno in cui lei gli aveva sussurrato “Paulie” all'orecchio, legandosi a lui per sempre. Si rese conto che, in effetti, nessuno gli aveva mai chiesto quel dettaglio.

Per tutto lo Shire era sempre stato “il Narratore”, Finbar lo aveva sempre chiamato papà.
E Paulie, semplicemente, amore, caro, tesoro.

Secondo le antiche tradizioni, il nome poteva essere usato contro un uomo; era un varco, un punto fragile che maghi e streghe sapevano riconoscere. Per questo non lo aveva mai offerto a nessuno. Ma Paulie era il suo bene più prezioso. La sua ingenua fiducia lo stupiva e lo affascinava ancora. Perciò si alzò, le si avvicinò e appoggiò la fronte alla sua.

Per un istante rimase in silenzio. Poi le diede il potere.

- Finnegan, amore mio. Mi chiamo Finnegan.



*** FINE ***

domenica 22 febbraio 2026

LA FAVOLA DI CRENABOG O'GORDON

 (Prima pubblicazione su Blogspot 22.02.2026)

© Crenabog







L'uomo che cercava storie perdute

Secondo un registro parrocchiale oggi scomparso — citato nel 1879 dallo storico locale T. M. Kelleher — Crenabog O’Gordon nacque nel mese di aprile del 1798 nei pressi di Derrymoyle Lower, una frazione rurale tra le brughiere a nord di Ballycarrig, in una contea che all’epoca veniva indicata come North Marches e che le mappe moderne non riportano più con quel nome. Il padre lavorava stagionalmente come scaricatore lungo il piccolo porto fluviale di Carron Quay; la madre, si dice, conosceva a memoria più storie di quante ne avesse mai raccontate.

O’Gordon non fu mai registrato come scrittore. Nei pochi documenti rimasti compare come “copyist”, talvolta come “assistant to a binder”, e in un elenco del 1824 come “reader for hire”. Tra il 1819 e il 1832 fu visto con regolarità nelle taverne di Ballycarrig, a Murrin’s Yard e presso il vecchio opificio di tessitura a sud di Bracken Lane. Non parlava molto, ma chiedeva sempre agli anziani di ripetere i racconti così come li avevano sentiti da bambini. Non prendeva appunti davanti a loro. Scriveva solo più tardi, da solo.

Le carte che lasciò non erano ordinate. Fogli sciolti, spesso datati in alto a matita — “Ottobre 1827, dopo la pioggia”, “Sera ventosa, gennaio 1831” — ma privi di un titolo definitivo. Molte storie presentavano varianti nell' inizio ma finivano tutte nello stesso modo. Altre sembravano frammenti di racconti più antichi. In una lettera conservata nella collezione privata Hargreave (venduta all’asta nel 1912 e mai più rintracciata), si legge che O’Gordon rifiutava di correggere le contraddizioni, sostenendo che il folklore fosse qualcosa di vivo e non di immutabile.

La sua scomparsa non fu registrata ufficialmente. L’ultima menzione certa risale al marzo del 1836, quando un tipografo della piccola casa editrice Bracken & Sons annotò in un libro contabile un pagamento “per fogli manoscritti non rilegati”. Negli anni successivi apparve, in tiratura limitata e senza data di stampa, un volume intitolato "Memorie dimenticate". L’attribuzione a Crenabog O’Gordon non compariva in copertina, ma soltanto in una nota interna: “Trascritte da C.O’G., per uso privato”.

Quando la stanza sopra la bottega del rilegatore fu riaperta, vi si trovò una libreria in ordine, una candela nel candeliere e un grosso gatto grigio, che continuava a entrare e uscire dalla stanza grazie a una piccola apertura che O'Gordon aveva ricavato nella porta. Si racconta — ma non esiste prova scritta — che l’animale avesse l’abitudine di lasciar cadere dal tavolo certi fogli e non altri. Alcuni di quei fogli furono raccolti e stampati, e le rare copie sopravvissute nel tempo sono conosciute come "I racconti ritrovati". Altri andarono perduti.

Se quelle storie sono sopravvissute, non si sa se lo si debba alla memoria di Crenabog O’Gordon o al criterio silenzioso di quella zampa che, in una stanza illuminata da candele, separava ciò che doveva restare da ciò che poteva essere dimenticato.






Nota del compilatore


Le storie qui raccolte provengono da una serie di manoscritti sciolti attribuiti a Crenabog O’Gordon (1798–?), rinvenuti in più riprese tra il 1836 e il 1841 in diverse località rurali e portuali.

Nessun manoscritto originale risulta oggi integralmente conservato. Le versioni a stampa conosciute — in particolare l’edizione senza data di "Memorie dimenticate", stampata da Bracken & Sons — presentano discrepanze evidenti nell’ordine, nei titoli e talvolta nei dettagli dei racconti.

Non è possibile stabilire con certezza se tali differenze siano da attribuire alla natura orale delle fonti, a interventi redazionali successivi o alla deliberata scelta del raccoglitore di non uniformare i testi.

L’assenza di un indice definitivo e di una prefazione autografa suggerisce che O’Gordon non intendesse produrre un’opera conclusa, ma piuttosto preservare quanto era ancora possibile ascoltare.







*** FINE ***

mercoledì 18 febbraio 2026

LA FAVOLA DI TOM DE DANANN

 (Prima pubblicazione su Blogspot 19.02.2026)

© Crenabog




Molti anni prima dell'inizio della nostra storia, dalla lontana città di Mulshannon, partì con il suo carro dalla volta a botte, ben fornito di tutto quello che gli poteva servire e trainato da un robusto cavallo dalle zampe pelose, un uomo dall'aspetto imponente, muscoloso, gioviale e piacevolmente fornito di capelli e barba rossa come tutti i veri uomini della regione. Prese la strada principale che usciva dalla città deciso ad avventurarsi il più lontano possibile e di sicuro ci riuscì.


Non sempre il Narratore restava a casa la sera, visto che era molto richiesto dai concittadini ansiosi di ascoltare le sue storie e puntualmente finiva alla taverna dove si radunavano tutti Quella sera lo aveva accompagnato Paulie, la selkie che aveva sposato, e facevano davvero una bella coppia, lui ben vestito con la sua amata giacca di tweed dai bottoni di corno di cervo e la morbida sciarpa leggera che sua moglie gli aveva regalato anni prima, lei con il vestito a corpetto che metteva in risalto le forme leggiadre ed il grande mantello dai ricami celtici dono di Titania, la regina delle fate. Presero posto al solito tavolino di quercia e li raggiunse Tom, antico amico e proprietario della taverna, con le birre appena spillate.
- Tom caro, - disse Paulie - come vanno le cose, tutto bene? Ti unisci agli ascoltatori stasera?
Tom sorrise, si vedeva chiaramente che aveva bevuto un po' più del solito, fece un piccolo inchino alla dolce selkie e si rivolse al Narratore, dicendo:
- Perché non facciamo una cosa nuova? Che ne dite se stasera racconto io una storia?
Il Narratore dichiarò subito che era una notizia davvero sorprendente, Tom rideva e scherzava con tutti, ascoltava, dava consigli, ma raramente andava oltre una breve chiacchierata. Paulie batté le mani e fece avvicinare gli avventori, spiegando che non sarebbe stato suo marito il protagonista della serata bensì Tom stesso; così presero le loro seggiole di legno e si sedettero in cerchio intorno al trio , felici per la novità.  Tom rise, si sfregò le mani e cominciò:
- Dunque, tanti ma tanti anni fa ero un giovane pieno di idee e curiosità perciò lasciai la città dove vivevo, caricai il mio vecchio carro, sì, quello che sta ancora lì fuori nella stalla, e iniziai a viaggiare. Avete idea di quanto sia grande lo Shire? Oh, molto, molto più di quello che credete, e di sicuro il nostro Narratore ne sa qualcosa, vero, amico mio? Ne ho viste di città, cittadine, villaggi e cose ancora più strane. Mi fermavo, lavoravo un po' per qualcuno e ripartivo. Sapete come son fatto, mi piace credere che dentro di me ci sia ancora lo spirito dei Tuatha de Danann, non si spiegherebbe altrimenti il mio cognome, giusto? Anche se mio padre e mia madre non li ho mai conosciuti, sono cresciuto presso la famiglia di un birraio che raccontava di come mi avessero trovato in una cesta davanti alla loro porta con una coperta ed un foglietto con il mio nome e cognome. Non sono mai riuscito a risalire ai miei veri genitori e francamente non potrei giurare che si chiamassero veramente de Danann però… - scosse la testa con un espressione commossa - ...forse hanno solo voluto legarmi al mito dei nostri progenitori. Ebbene, intanto facciamo un brindisi ai miei genitori, chiunque fossero!


Tutti alzarono i boccali di birra scura e gridarono " Slaàinthe mhath! ", poi continuarono ad ascoltare Tom.

- Ecco qua, ora sapete perché mi chiamo così. Bene, insomma, il viaggio sembrava non finire mai, quanta strada sotto quelle ruote. E quante strane cose ho visto. Perché pensate che - quando voi tornate a casa a dormire - la taverna resta aperta? Per lasciare posto al Popolo Segreto che viene a bere, no? Oh sì, anche io ho avuto i miei incontri con i Sidhe, e non tutti erano amichevoli folletti. Insomma, furono anni spensierati, avventurosi e poi, un giorno, arrivai a Chullamor dove si spezzò una delle ruote del carro e dovetti fermarmi parecchio tempo, sia perché - dico la verità - ero stanco, sia per lavorare e guadagnare per riparare la ruota. Trovai ospitalità presso una bella locanda e feci di tutto, il cameriere, il lavapiatti, l'uomo di fatica. E poi un giorno entrò di botto una ragazza, trafelata, spaventata. Mentre percorreva la via del bosco, ci disse, era stata inseguita da un gruppo di broggan selvatiici e aveva seriamente temuto per la sua vita. Ma era riuscita ad arrivare alla locanda e noi ci facemmo in quattro per tranquillizzarla e rifocillarla. Chiese di poter restare e gli venne data una camera così iniziai a vederla ogni giorno. E sapete come vanno queste cose, non potevo mica restare indifferente alla sua bellezza. Oh sì, perché era bella, ma bella seriamente! e non ero forse un gran bell'uomo anche io? Be', almeno lei ne era convinta! e non ce ne andammo insieme, con le nostre cose sul mio carro? Ahah, e certo! Non è che lei fosse mai stata chiara su chi fosse, da dove venisse e che facesse ma dai, era così bella che francamente non me ne importava nulla! Viaggiammo e alla fine arrivammo nei pressi dell'Antico Villaggio. Oh scusate! di Druimasholl! E' così che si chiama adesso, giusto? Mhh, mica mi convince tanto quell'Uomo della Luna… comunque sì, arrivammo qui, a Druimasholl, andammo a parlare col borgomastro dell'epoca e ci offrì questo posto, che era ben rovinato, eh, non era come lo vedete adesso. Ma ci rimboccammo le maniche e tirammo su questa bella taverna dove investimmo tutti i nostri averi. E mentre Eadan... - ah non ve lo avevo detto, certo che era lei, Eadan , per favore vieni qui!






La moglie di Tom, che di solito non dava molta confidenza agli avventori, oltre ai consueti sorrisi e saluti, arrivò asciugandosi le mani sul grembiule bianco che copriva il suo vestito tradizionale. Eadan, ecco come si chiamava, ancora e sempre bella, con la enorme nuvola di ricci rossi che seguiva il suo cammino, trattenuta sulla nuca da un allegro nastro verde brillante. Paulie era diventata amica di Eadan, e quando il Narratore faceva le sue serate alla taverna, lei se ne stava a bere il tè con Eadan sul retro della sala, dove iniziava la casa vera e propria della coppia. E si raccontavano cose da donna, pettegolezzi su tutto il villaggio e ricordi, ricordi delle loro vite che ai mariti non avrebbero mai narrato. Tutti applaudirono alla moglie di Tom che fece un grazioso inchino, gli rubò la pinta di birra e la scolò in una lunga sorsata guadagnandosi risate e acclamazioni. Poi baciò suo marito e tornò a servire ai tavoli insieme a Vivvi, la bellissima piccola fata dell'aria che era finalmente tornata umana e viveva con loro nella sua stanzetta graziosamente arredata. Tom lanciò uno sguardo carico di amore e passione alla donna con cui viveva da decenni e continuò:

- Già, stavo dicendo? ah sì, Eadan sistemava l'arredamento e io coltivavo il campo per avere di che mangiare. Poi un giorno arrivò Baldo, ce lo trovammo dentro casa e non se ne è più andato, ma sì, Baldo, il nostro grasso gatto rosso. E chi si sarebbe mai aspettato che addirittura sapesse suonare il violino? Il violino lo portò giù, una notte, l'Uomo della Luna, per scherzare ma Baldo lo vide, lo prese, si mise su due zampe e iniziò a suonare una giga scatenata. Noi stavamo morendo dalle risate e quando l'Uomo della Luna stava per ripartire mi toccò fare uno scambio con lui per avere il violino. Già, ecco perché lui aveva il frammento dell'Oder che Cinnia andò a prendere sulla luna quando servì per fare rinascere Finbar… frammento che mi era stato dato in pagamento da un oste di Kilkenn per il lavoro che avevo svolto da lui. E dopo il Kaiser Moon arrivò anche la nostra mucca, che ci fornisce il latte quotidiano, e che potete vedere di solito mentre bruca l'erba che cresce sul tetto della taverna. Quindi eccoci qui, noi due e sempre noi due, visto che figli non ne sono arrivati. Ma anche se Eadan a volte se ne dispiace, stiamo comunque bene insieme a voi, giusto? Quindi forza, stasera il vecchio Tom offre da bere, divertitevi e bevete alla nostra salute! E buona e lunga vita a tutti voi!




*** FINE ***


lunedì 16 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione su Blogspot 16.02.2026)

© Crenabog




Il Narratore e Paulie si recarono al villaggio in una tiepida giornata di primavera senza sapere che sarebbe stato l'inizio di uno degli avvenimenti più inconsueti capitati alla piccola comunità rurale. Giunti nella piazza principale incontrarono Moribund O'Keefe, il borgomastro, che restò affascinato dal nuovo ed inatteso aspetto di Paulie; dal giorno che erano andati ad abitare nella nuova villetta regalata loro da Titania e costruita sulla cima della collina che celava la reggia segreta di re Oberon, a causa degli incantesimi protettivi di Titania l'umanizzazione di Paulie  dalla sua origine di selkie - le fate foca - si era praticamente compiuta. Ora la moglie del Narratore non aveva più i lunghissimi capelli neri che l'avevano resa famosa tra i Sidhe ma era diventata bionda  e con i boccoli. Questa cosa divertiva il Narratore, che oramai aveva visto talmente tante cose nella vita da non stupirsi più di nulla, e attirava gli sguardi di tutti gli abitanti del villaggio. Passeggiando insieme al borgomastro a Paulie venne da dire:

- C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito. Quando ne parliamo, tutti dicono sempre "l'antico villaggio". Ma qual'è il nome del villaggio?

Moribund e il Narratore si guardarono e scoppiarono a ridere. Ma non per l'innocenza della domanda, bensì perché dovettero ammettere che nessuno, da tempo immemorabile, chiamava il villaggio con un nome preciso. Arrivarono alla taverna di Tom de Danann, presero posto ad uno dei robusti tavoli di quercia e il borgomastro dovette ammettere, davanti ad una pinta di birra scura, che il nome del villaggio non era riportato su nessuno dei - pochi - documenti ufficiali presenti nella casetta rustica che pomposamente veniva considerata il municipio locale. Iniziarono a discutere su cosa sarebbe stato meglio fare, perché prima o poi a livello legale nello Shire il villaggio avrebbe avuto bisogno di essere nominato con il suo vero nome. Tom de Danann, il robusto oste dalla folta barba rossa amico di tutti, si aggiunse al loro gruppo e lanciò una proposta: scegliere il nuovo e definitivo nome del villaggio con una estrazione a sorte a cui avrebbe partecipato tutta la cittadinanza.  E forse per la buona birra che avevano bevuto, o perché trovarono l'idea interessante, la accolsero decisamente e iniziarono a programmare l'annuncio da dare agli abitanti. Non avevano fatto caso che tra gli avventori della taverna, che nella morbida semioscurità chiacchieravano e bevevano allegramente, c'era anche l'Uomo della Luna, cosa alquanto insolita visto che era abituato a scendere dal satellite nella bolla magica legata al filo d'argento creato dall'enorme Ragno Lunare e a venire a divertirsi alla taverna sempre e solo di notte. In verità l'Uomo della Luna era sceso la sera prima e aveva bevuto così tanto e così a lungo da essere rimasto a dormire nella cantina di Tom, che gentilmente gli aveva preparato una brandina. Ecco perché, nascosto in mezzo agli altri avventori, all'Uomo della Luna capitò di ascoltare il dialogo tra Tom, il Narratore, Paulie e il borgomastro e siccome era il più allegro buontempone che avesse mai calpestato l'erba verde smeraldo dello Shire, subito gli venne in mente di giocare uno scherzo dei suoi. 
Scesa la sera, l'Uomo della Luna rientrò nella bolla magica e si fece tirare su fino alla sua reggia candida e brillante, preparò un tavolino e ci mise a sedere sopra Acci, la Talpa Lunare, il bizzarro animaletto che tanto tempo prima si era infilata di nascosto nella bolla ed era finita sulla Luna, assorbendo i poteri magici del luogo e diventando l'amato cucciolo da compagnia  del Selenita.  Pose con riguardo davanti ad Acci, che osservava incuriosita attraverso gli enormi occhialoni che lui le aveva regalato, un sacchetto pieno di tesserine con le lettere dell'alfabeto e si divertì a guardarla giocare.






Arrivò il giorno tanto atteso dagli abitanti , un evento del genere non capitava da anni, la curiosità era il sentimento che serpeggiava ad ogni angolo, vicolo, abitazione dell'antico villaggio. Scese la sera, la piazza era illuminata da festoni gioiosi e il viottolo che portava fuori dall'abitato fino alla taverna di Tom era stato adornato da fiaccole. Bizzarra era la definizione più modesta che si potesse dare alla taverna, con quel suo tetto assurdo che su un lato spioveva e scendeva fino a terra, tutto coperto di terra, muschio ed erba e la sciocca mucca di Tom che ci pascolava sopra brucando la verdura.   E vogliamo parlare del suo gatto rosso? Proprio quel grasso gatto rosso che accoglieva gli avventori all'ingresso suonando il violino? Il Narratore se lo ricordava bene, anche perché il violino - costruito dal Selenita - era stato la moneta di scambio per il frammento dell'Oder, il Paiolo Magico, che Cinnia era andata a recuperare sulla Luna da suo padre. La sera calava tranquilla e la fila degli abitanti si snodava  per il sentiero: all'interno era ormai tutto pronto, Tom aveva predisposto un gioioso paiolo in cui tutti, nessuno escluso , lasciarono cadere  il foglietto su cui avevano scritto il nome che gli sarebbe piaciuto dare all'antico villaggio. Foglietti che graziosamente venivano dati in bianco a tutti da Vivvi, la bellissima fata dell'aria, che da quando si era trasformata in umana viveva e serviva presso la taverna di Tom, che insieme a sua moglie l'avevano ospitata. Il borgomastro, insieme al Narratore e a Paulie, sedevano sulle alte  seggiole del bancone controllando sorridenti che tutto filasse liscio. Salutarono alzando le pinte di birra il passaggio dell'Uomo della Luna, come sempre assurdamente vestito completamente di bianco sfavillante in una foggia che nessuno aveva mai visto nello Shire, anche lui posò il suo foglietto nel paiolo e venne invitato a bere dal borgomastro. La sua presenza rendeva ancora più eccezionale la serata per  i villici, che lo vedevano raramente. Poi, quando tutti ebbero lasciato cadere il proprio foglietto nel paiolo, Tom a gran voce chiese se avrebbero voluto lasciare all'Uomo della Luna il compito di estrarre il nome che il destino avrebbe designato. Tra grandi risate tutti accettarono, trovavano decisamente valida l'idea che ad estrarre il nome fosse proprio l'unico che con il villaggio non aveva niente a che fare, visto che regnava sulla Luna: così, mentre ognuno borbottava tra sé in maniera scaramantica il nome che si era inventato  sperando che fosse estratto, l'Uomo della Luna, tutto allegro e sorridente, infilò la mano nel paiolo, la rimestò un pochino per godersi la suspense e poi estrasse il foglietto fatale, declamando ad alta voce il nome che vi era scritto... " DRUIMASHOLL " disse a gran voce. Calò un attimo di sbalordito silenzio poi esplose una risata collettiva: oh sì, tutti pensarono, questo è di certo il nome più assurdo e mai sentito che si potesse inventare! E iniziarono a guardarsi l'un l'altro cercando di capire chi avesse potuto inventare quel nome quasi impronunciabile mentre invece lo pronunciavano, lo ripetevano, se lo gustavano come se stessero masticando una radice di liquirizia. DRUIMASHOLL, DRUIMASHOLL... si sentiva sussurrare per tutta la taverna. Allora dal gruppetto del borgomastro  partì il brindisi al nuovo nome dell'Antico Villaggio perché se quello doveva essere allora tanto valeva festeggiare!  La birra fu spillata, i boccali corsero qua e là, l'allegria era palpabile, e ancor più quella dell'Uomo della Luna perché, ovviamente, era l'assurdo nome che la piccola Acci aveva composto con le sue zampine giocando con le tessere dell'alfabeto, che poi il Selenita aveva scritto sul foglietto incantandolo  al punto che si era subito incollato alla sua mano quando l'aveva messa nel paiolo. Fu decisamente un gran bello scherzo, peccato però che l'Uomo della Luna non poté mai raccontarlo a nessuno...se non ad Acci e al Ragno Lunare.





*** FINE ***


 

venerdì 9 gennaio 2026

LA FAVOLA DELLA PELLE DI FOCA

 (Prima pubblicazione su Blogspot 10.01.2026)

© Crenabog 







Il Narratore si alzò presto, quel giorno. Alla prima luce del sole che morbida filtrava dagli scuri delle finestre andò in bagno, si vestì e si mise a preparare la colazione. I giorni stavano trascorrendo leggeri nella grande, accogliente villetta che re Oberon e Titania avevano regalato alla coppia di vecchi amici; il Narratore lasciò che sua moglie, Paulie, si svegliasse da sola con il profumo delle uova che sfrigolavano e il latte che bolliva. Gli piaceva il senso di pace che permeava la villetta, il senso di sicurezza dato dall' essere collegati alla reggia sotterranea dei Sidhe e ovviamente anche per via degli incantesimi protettivi lanciati da Titania. Con l' avanzare della età il Narratore non aveva più avuto bisogno di viaggiare per guadagnare narrando nei villaggi, anche grazie all' enorme tesoro che aveva portato via dalla grotta della strega Lahin, durante il conflitto con il Signore del Wangshire. Dunque poteva finalmente concedersi il lusso di vivere insieme alla sua bellissima moglie e a tutto il Popolo Segreto, senza dimenticare gli abitanti dell' Antico Villaggio, dove aveva abitato con la prima moglie e suo figlio Finbar. Al Narratore mancava moltissimo suo figlio, ma sapeva che ormai viveva felice con Cinnia, la figlia dell' Uomo della Luna, nel bosco delle fate. Pensò tra sé che uno dei giorni a venire sarebbe stato bello tornare al Villaggio, rivedere Moribund il borgomastro e tutti i vecchi amici. Sì, e poi andare a trovare Finbar e Cinnia. Il Narratore decise di dirlo a Paulie, e attese che venisse a fare colazione.

- Buongiorno amore, hai già preparato tutto? Vuoi proprio che diventi pigra?
Lui si voltò a guardarla, e immancabilmente si sentì commosso nel vedere la bellezza che letteralmente avvolgeva, come un' aura, sua moglie. A volte si domandava perché mai la selkie avesse deciso di abbandonare la sua forma originale di fata foca per rendersi umana e seguirlo per anni in mille avventure. 
- Buongiorno tesoro, sì, sai che mi fa piacere stare in cucina e ancor più farti queste piccole sorprese... Senti, amore, che ne dici se uno di questi giorni andiamo a fare visita al Villaggio e poi andiamo a trovare Finbar e Cinnia? 
- Oh! Ma certo, è davvero troppo tempo che non li vediamo. Sarei davvero contenta.
- Bene, allora lo faremo.
- Caro, sapevi che Titania ha fatto mettere un portale vicino alla nostra villetta?
- No, ecco, te lo ha detto lei?
- Sì, hanno pensato che un portale per i Sentieri Specchio ci avrebbe fatto comodo. Lo sai che con quello possiamo recarci in qualsiasi luogo dello Shire abitato dai Sidhe.
- Giusto, quindi arrivare al Villaggio e nel bosco delle fate sarà molto più facile.
- Esatto, vedi? Possiamo andare quando vogliamo.
Sedettero vicini a fare colazione, godendo di questo momento intimo e familiare. Il sorriso radioso di Paulie faceva sempre battere il cuore dell' uomo, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei...

Più tardi Paulie e suo marito uscirono fuori per respirare la fragranza dei profumi che il vento portava con sé scivolando tra i resinosi tronchi degli alberi secolari di Bosco Buio, al centro del quale sorgeva la collina che celava all' interno la favolosa reggia di re Oberon e Titania. Il Narratore guardò poco più in là, verso la collina minore nella quale era nascosta la reggia di re Brian, signore dei folletti, e si chiese quali stramberie stesse architettando. Paulie intuì i suoi pensieri e rise, ricordando gli infiniti guai in cui li aveva messi quel minuscolo, inaffidabile, re Brian. 
- È davvero così bello, qui, vero? - disse.
- Magnifico - rispose lui - tutta la potenza del Popolo Segreto ha impregnato lo Shire per millenni e non se ne resta indifferenti.
- Hai ragione, manca solo qualcosa...
Il Narratore la fissò tenendola per le mani.
- Il mare, vero, amore mio? Ti manca.
- Perdonami, ma a volte il ricordo della vita acquatica con le mie sorelle, i tritoni, le sirene, torna forte. L' odore salmastro, la spuma delle onde, oh sì, a volte mi manca.
- Ti capisco. La vita che hai vissuto come selkie è stata molto più lunga di questa che ora vivi con me. A volte lo ammetto, mi sembra come di averti rubato la tua vera essenza... - aggiunse lui, con una punta di rammarico nella voce - ...vieni un' attimo con me, tesoro, per favore.
Sempre tenendo Paulie per mano rientrò in camera da letto, si chinò sul baule antico che conservava gelosamente, lo aprì ed estrasse la lucida pelle di foca, la vera pelle della fata. Paulie restò ferma sulla porta, l' emozione era troppo forte nel rivederla.
- Paulie - sussurrò il Narratore - la rivuoi? Vuoi tornare al mare? Ti capirò, se questo è ciò che veramente ti comanda il cuore.
Paulie lo guardò ma le lacrime che scendevano sulle sue guance parlavano per lei, insieme al suo sorriso. Sì toccò il cuore, allungò una mano per dire no, e non pronunciò una sola parola. Lui capì quanto profondo fosse l' amore che lei gli stava offrendo; ripose la pelle nel baule con rispetto, lo chiuse a chiave e la abbracciò.

Trascorsero ore a fare l' amore, con l' impeto dei loro primi giorni di matrimonio, cercando di fondersi uno nell' altra, piangendo per la commozione. Poi, sfiniti, appagati, restarono abbracciati : Paulie si alzò, si vestirono, in un silenzio quasi sacro lo condusse di nuovo fuori, tra gli alberi dove si apriva il nuovo Sentiero Specchio. Pochi passi tra la vegetazione furono sufficienti a farli uscire in un luogo completamente diverso, che il Narratore riconobbe subito. Il luogo del loro primo incontro, la monumentale Spiaggia dei Giganti. L' odore frizzante e salato delle alghe riempì i loro polmoni, gli stivali affondarono nella battigia fatta di massi muschiosi. A perdita d'occhio la sconfinata vastità del mare del Nord baciava con onde minuscole e tranquille la spiaggia. E mentre iniziava il tramonto Paulie disse:
- Questo è il mio dono per te, amore.
Il mare, eterno, pulsante, immutabile, fu il loro silenzioso testimone.






*** FINE ***