(Prima pubblicazione su Blogspot 04.03.2026)
© Crenabog
Grigia era anche la nebbia che strisciava per le stradine ancora addormentate di Druimasholl, l' antico villaggio ai bordi di Bosco Buio. Pochi erano gli umani che iniziavano la loro giornata lavorativa, e quei pochi rabbrividirono - non certo per il freddo dell' alba - avvertendo che qualcosa di strano era nell' aria. Forse qualche lontano rumore? O il pungente odore selvatico che infastidiva le loro narici? Chi aveva un mantello se lo strinse addosso e camminò guardingo.
E grigio era anche ciò che vide Paulie, alzatasi presto con l' intenzione di preparare la colazione per sé e suo marito, il Narratore, che ancora dormiva sotto le coperte pesanti. Paulie scostò le graziose tendine alle finestre e pensò: " Santo cielo, stamattina c'è una nebbia tremenda! " , poi scese al piano terra, entrò in cucina, accese il camino e caricò la legna per preparare le uova e la pancetta. Mise a bollire l'acqua per il tè e guardò di nuovo, perplessa, le finestre dalle quali nulla si vedeva se non il grigio compatto della nebbia. Decise di aprirle un poco per rinfrescare l'ambiente...
- Finn ! Tesoro, svegliati!
Al grido della moglie il Narratore aprì gli occhi allarmato, si vestì in fretta e scese la scala di legno della villetta in pietra e tronchi che re Oberon e Titania avevano fatto costruire per loro in cima alla collina al cui interno si celava il regno del Popolo Segreto. Paulie stava al centro della cucina, indicò la finestra aperta ed esclamò:
- Amore, non... Non è nebbia! Che roba è!
Il Narratore le si avvicinò, la abbracciò per calmarla e si diresse verso la finestra, allungò il braccio che si perse dentro una massa grigia, che tutto sembrava tranne l' impalpabile nebbia. Disse:
- Tesoro, non ne ho la più pallida idea. Resta qui, esco a guardare.
Il Narratore aprì il pesante portone e la luce dell' alba entrò come era giusto che entrasse. Sì guardarono perplessi poi lui uscì, respirò a pieni polmoni l' aria frizzante di Bosco Buio, si guardò intorno ed era lì. Tranquillamente accoccolato sul fianco della villetta, incurante del fatto di arrivare con la schiena fino al tetto, e con il folto pelo grigio che copriva le finestre. L' ospite non invitato si degnò di girare gli occhi e guardare il Narratore mentre lui esplodeva in una risata clamorosa. Paulie arrivò di corsa sulla soglia e restò senza fiato mentre suo marito diceva:
- Adesso sappiamo dov'era finito il Chat Palug! Eccolo qua!
- Ma... - mormorò Paulie - ...cosa dovremmo fare adesso? Guardalo, è grande quanto la casa!
- E cosa vuoi che facciamo, amore mio? Facciamo colazione. Lascia che il Chat Palug faccia quello che gli pare! - poi, rivolto all' enorme gatto il cui nome veniva ancora sussurrato con terrore da chi ricordava le antiche leggende, disse - Vedi di fare il bravo, tu, mi raccomando.
Finnegan prese per mano sua moglie e rientrò in cucina come se niente fosse, mettendosi ad apparecchiare il tavolo e tagliando il pane. La selkie, decisamente stupefatta, restò indecisa sul cuocere le uova o pensare a quanto fosse incosciente suo marito ma erano anni, ormai, che convivevano con le cose più strane del regno magico dei Sidhe, una in più o una in meno non le avrebbe cambiato la vita, decise. E si sedette con lui a mangiare.
Nelle profondità della collina il labirintico regno di re Oberon era in subbuglio. Dalle volte si erano staccate pietre e decorazioni, tutti pensarono ad un terremoto ma non c'erano state scosse telluriche e non si spiegavano lo strano fenomeno. Gnomi, folletti, goblin, persino le fate corsero nella sala del trono a pregare il re dei Sidhe di andare a vedere e così, seppure di malavoglia visto che nessuno sembrava intenzionato ad investigare, re Oberon salì la scalinata che portava direttamente dentro la villetta dove abitavano i suoi amici più cari. Bussò cortesemente alla botola per avvertire del suo arrivo e li trovò intenti a bere tè e mangiare uova e pancetta, e gli sembrò che non avessero alcun problema.
- Buona e felice giornata, Narratore, Paulie. Scusate la mia venuta ma giù da noi sembra quasi che voglia crollare tutto. Non avete sentito nulla di strano?
- Sire, sentito no, direi più che altro visto. Ci deve scusare ma è arrivato un ospite imprevisto e temo che sia piuttosto pesante.
- Pesante? Ma di che parli?
- È meglio se guardate voi...- disse il Narratore indicando la porta. Re Oberon si affacciò e rientrò di corsa, bianco in volto come la sua regale barba.
- Ma... ma c'è il Chat Palug là fuori! Che diavolo sta facendo qui?
- Chi lo sa , - rispose il Narratore - basta che stia tranquillo...
- Forse è stufo di stare da solo - replicò sorridendo sua moglie.
- Già, magari cerca casa - aggiunse ridendo il Narratore all' esterrefatto re Oberon.
- E proprio qui doveva venire? Quello mi fa crollare tutto in testa!
- State tranquillo, Maestà. Finiamo di fare colazione e ci vado a parlare.
Re Oberon scosse la testa, salutò e scese di nuovo per spiegare la situazione ai sudditi.
Finirono di mangiare poi decisero di andare a vedere cosa succedeva fuori, e trovarono il Chat Palug beatamente addormentato. Con l' enorme testa che spuntava da una parte e la coda dall' altra copriva tutto il lato posteriore della villetta. Paulie disse:
Non possiamo mica lasciarlo qui così, rischia di fare crollare tutta la collina...
- Lo so, tesoro. Vediamo di farglielo capire.
Il Narratore gli si avvicinò, batte' le mani e il Chat Palug aprì un occhio, vagamente sorpreso.
- Chat, si può sapere cosa ti passa in testa? Non puoi restare in questo modo, re Oberon si sta preoccupando!
Il gatto gigante fece un gigantesco sbadiglio, si alzò, inarcò la schiena per stirarsi e si mise seduto costringendo il Narratore a stare a testa in su per guardarlo.
- Insomma, non ci si comporta così! Sei, ehm, sì, decisamente troppo pesante! Quindi datti subito una regolata! - disse il Narratore agitando un dito in segno di rimprovero. Continuò, convinto che il gatto lo capisse:
- Ora vado a mettermi la giacca, se quando torno ti trovo così mi arrabbierò sul serio!
Finnegan gli volse le spalle ed entrò in casa, passò davanti a Paulie che rideva e salì in camera da letto a finire di vestirsi e no, non fu affatto sorpreso entrando nel salottino e vedendo il Chat Palug acciambellato ai piedi di Paulie che gli grattava la schiena. Era ben noto che potesse cambiare dimensione a piacimento ed era proprio su questo che contava. Ma che volesse farsi fare le coccole non lo aveva previsto. Paulie lo accolse con un sorriso e mormorò:
- Certo che siamo davvero una strana famiglia adesso. Ci mancava solo lui..



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