lunedì 16 febbraio 2026

LA FAVOLA DEL NOME DEL VILLAGGIO

 (Prima pubblicazione su Blogspot 16.02.2026)

© Crenabog




Il Narratore e Paulie si recarono al villaggio in una tiepida giornata di primavera senza sapere che sarebbe stato l'inizio di uno degli avvenimenti più inconsueti capitati alla piccola comunità rurale. Giunti nella piazza principale incontrarono Moribund O'Keefe, il borgomastro, che restò affascinato dal nuovo ed inatteso aspetto di Paulie; dal giorno che erano andati ad abitare nella nuova villetta regalata loro da Titania e costruita sulla cima della collina che celava la reggia segreta di re Oberon, a causa degli incantesimi protettivi di Titania l'umanizzazione di Paulie  dalla sua origine di selkie - le fate foca - si era praticamente compiuta. Ora la moglie del Narratore non aveva più i lunghissimi capelli neri che l'avevano resa famosa tra i Sidhe ma era diventata bionda  e con i boccoli. Questa cosa divertiva il Narratore, che oramai aveva visto talmente tante cose nella vita da non stupirsi più di nulla, e attirava gli sguardi di tutti gli abitanti del villaggio. Passeggiando insieme al borgomastro a Paulie venne da dire:

- C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito. Quando ne parliamo, tutti dicono sempre "l'antico villaggio". Ma qual'è il nome del villaggio?

Moribund e il Narratore si guardarono e scoppiarono a ridere. Ma non per l'innocenza della domanda, bensì perché dovettero ammettere che nessuno, da tempo immemorabile, chiamava il villaggio con un nome preciso. Arrivarono alla taverna di Tom de Danann, presero posto ad uno dei robusti tavoli di quercia e il borgomastro dovette ammettere, davanti ad una pinta di birra scura, che il nome del villaggio non era riportato su nessuno dei - pochi - documenti ufficiali presenti nella casetta rustica che pomposamente veniva considerata il municipio locale. Iniziarono a discutere su cosa sarebbe stato meglio fare, perché prima o poi a livello legale nello Shire il villaggio avrebbe avuto bisogno di essere nominato con il suo vero nome. Tom de Danann, il robusto oste dalla folta barba rossa amico di tutti, si aggiunse al loro gruppo e lanciò una proposta: scegliere il nuovo e definitivo nome del villaggio con una estrazione a sorte a cui avrebbe partecipato tutta la cittadinanza.  E forse per la buona birra che avevano bevuto, o perché trovarono l'idea interessante, la accolsero decisamente e iniziarono a programmare l'annuncio da dare agli abitanti. Non avevano fatto caso che tra gli avventori della taverna, che nella morbida semioscurità chiacchieravano e bevevano allegramente, c'era anche l'Uomo della Luna, cosa alquanto insolita visto che era abituato a scendere dal satellite nella bolla magica legata al filo d'argento creato dall'enorme Ragno Lunare e a venire a divertirsi alla taverna sempre e solo di notte. In verità l'Uomo della Luna era sceso la sera prima e aveva bevuto così tanto e così a lungo da essere rimasto a dormire nella cantina di Tom, che gentilmente gli aveva preparato una brandina. Ecco perché, nascosto in mezzo agli altri avventori, all'Uomo della Luna capitò di ascoltare il dialogo tra Tom, il Narratore, Paulie e il borgomastro e siccome era il più allegro buontempone che avesse mai calpestato l'erba verde smeraldo dello Shire, subito gli venne in mente di giocare uno scherzo dei suoi. 
Scesa la sera, l'Uomo della Luna rientrò nella bolla magica e si fece tirare su fino alla sua reggia candida e brillante, preparò un tavolino e ci mise a sedere sopra Acci, la Talpa Lunare, il bizzarro animaletto che tanto tempo prima si era infilata di nascosto nella bolla ed era finita sulla Luna, assorbendo i poteri magici del luogo e diventando l'amato cucciolo da compagnia  del Selenita.  Pose con riguardo davanti ad Acci, che osservava incuriosita attraverso gli enormi occhialoni che lui le aveva regalato, un sacchetto pieno di tesserine con le lettere dell'alfabeto e si divertì a guardarla giocare.






Arrivò il giorno tanto atteso dagli abitanti , un evento del genere non capitava da anni, la curiosità era il sentimento che serpeggiava ad ogni angolo, vicolo, abitazione dell'antico villaggio. Scese la sera, la piazza era illuminata da festoni gioiosi e il viottolo che portava fuori dall'abitato fino alla taverna di Tom era stato adornato da fiaccole. Bizzarra era la definizione più modesta che si potesse dare alla taverna, con quel suo tetto assurdo che su un lato spioveva e scendeva fino a terra, tutto coperto di terra, muschio ed erba e la sciocca mucca di Tom che ci pascolava sopra brucando la verdura.   E vogliamo parlare del suo gatto rosso? Proprio quel grasso gatto rosso che accoglieva gli avventori all'ingresso suonando il violino? Il Narratore se lo ricordava bene, anche perché il violino - costruito dal Selenita - era stato la moneta di scambio per il frammento dell'Oder, il Paiolo Magico, che Cinnia era andata a recuperare sulla Luna da suo padre. La sera calava tranquilla e la fila degli abitanti si snodava  per il sentiero: all'interno era ormai tutto pronto, Tom aveva predisposto un gioioso paiolo in cui tutti, nessuno escluso , lasciarono cadere  il foglietto su cui avevano scritto il nome che gli sarebbe piaciuto dare all'antico villaggio. Foglietti che graziosamente venivano dati in bianco a tutti da Vivvi, la bellissima fata dell'aria, che da quando si era trasformata in umana viveva e serviva presso la taverna di Tom, che insieme a sua moglie l'avevano ospitata. Il borgomastro, insieme al Narratore e a Paulie, sedevano sulle alte  seggiole del bancone controllando sorridenti che tutto filasse liscio. Salutarono alzando le pinte di birra il passaggio dell'Uomo della Luna, come sempre assurdamente vestito completamente di bianco sfavillante in una foggia che nessuno aveva mai visto nello Shire, anche lui posò il suo foglietto nel paiolo e venne invitato a bere dal borgomastro. La sua presenza rendeva ancora più eccezionale la serata per  i villici, che lo vedevano raramente. Poi, quando tutti ebbero lasciato cadere il proprio foglietto nel paiolo, Tom a gran voce chiese se avrebbero voluto lasciare all'Uomo della Luna il compito di estrarre il nome che il destino avrebbe designato. Tra grandi risate tutti accettarono, trovavano decisamente valida l'idea che ad estrarre il nome fosse proprio l'unico che con il villaggio non aveva niente a che fare, visto che regnava sulla Luna: così, mentre ognuno borbottava tra sé in maniera scaramantica il nome che si era inventato  sperando che fosse estratto, l'Uomo della Luna, tutto allegro e sorridente, infilò la mano nel paiolo, la rimestò un pochino per godersi la suspense e poi estrasse il foglietto fatale, declamando ad alta voce il nome che vi era scritto... " DRUIMASHOLL " disse a gran voce. Calò un attimo di sbalordito silenzio poi esplose una risata collettiva: oh sì, tutti pensarono, questo è di certo il nome più assurdo e mai sentito che si potesse inventare! E iniziarono a guardarsi l'un l'altro cercando di capire chi avesse potuto inventare quel nome quasi impronunciabile mentre invece lo pronunciavano, lo ripetevano, se lo gustavano come se stessero masticando una radice di liquirizia. DRUIMASHOLL, DRUIMASHOLL... si sentiva sussurrare per tutta la taverna. Allora dal gruppetto del borgomastro  partì il brindisi al nuovo nome dell'Antico Villaggio perché se quello doveva essere allora tanto valeva festeggiare!  La birra fu spillata, i boccali corsero qua e là, l'allegria era palpabile, e ancor più quella dell'Uomo della Luna perché, ovviamente, era l'assurdo nome che la piccola Acci aveva composto con le sue zampine giocando con le tessere dell'alfabeto, che poi il Selenita aveva scritto sul foglietto incantandolo  al punto che si era subito incollato alla sua mano quando l'aveva messa nel paiolo. Fu decisamente un gran bello scherzo, peccato però che l'Uomo della Luna non poté mai raccontarlo a nessuno...se non ad Acci e al Ragno Lunare.





*** FINE ***


 

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