mercoledì 19 novembre 2025

LA FAVOLA DI PAULIE CHE VENNE

 (Prima pubblicazione 09.09.2009)

© Crenabog 




Ai limiti del villaggio si dipartiva la lunga via che portava ai confini della Contea, una strada lunga che portava fino al mare. Era la strada che aveva percorso il Narratore quando era andato a cercare ispirazione per le sue storie e alla fine della quale aveva incontrato le fate foca che gli avevano donato la pietra magica della pioggia. Lungo quella strada si aprivano sentieri giovani ed antichi, le vie attraversate dal Popolo Segreto per incontrarsi. Tutta la regione subiva un sottile fascino, c'era nell'aria un qualcosa di magico che neanche gli anni riuscivano a cancellare. I viaggiatori a volte facevano incontri curiosi, a volte finivano in qualche guaio perché il Popolo Segreto sa essere buono ma è sempre pericoloso per gli esseri umani che non sanno come rivolgersi a loro. E su quella strada, una notte, chi vi fosse passato avrebbe sentito il passo lento e cadenzato degli zoccoli di un cavallo ma non avrebbe visto nulla, per quanto fosse stata forte la bianca luce della luna. Era un kelpie quello che avanzava senza fermarsi lungo la vecchia strada, un kelpie uscito dal mare, con piccoli granchi aggrappati alla sua criniera verdastra, con minuscole conchiglie attaccate al suo pelo sempre umido e gocciolante. Lenta batteva la sua lunga coda contro i fianchi, non aveva fretta, sapeva dove andare. Aveva un compito, gli era stato dato un comando e, anche se i kelpie sanno essere delle belve feroci quando riescono a trovare un viaggiatore solitario, sono pur sempre degli esseri fatati e obbediscono ai propri simili. Quel che portava in groppa era qualcuno che soffriva, qualcuno che non si rassegnava, qualcuno che aveva perduto il cuore.
Nel villaggio come ogni giorno fervevano le attività, chi si recava al lavoro, chi al mercato a vendere o ad acquistare, il borgomastro con la sua cricca si inventavano di che passare la giornata, qualcuno invece se ne stava nel fresco della taverna a bere sidro e ad ascoltare il Narratore che deliziava tutti con le sue storie e le sue leggende del Popolo Segreto e così facendo si guadagnava di che vivere. Non era in fondo una brutta vita, sempre alla giornata, ma sì, però una vita ricca, dei continui colloqui con tutti gli abitanti, della stima che riceveva, della fantasia che poteva scatenare e dei sogni a cui dava vita continuamente. Una casa ce l'aveva, una famiglia pure e quando aveva voglia di distrarsi un saltino alla reggia di Re Oberon non gli era mai vietato. Certo, i piedi nei cerchi delle fate non li aveva mai messi ma qualche boccale di birra con Re Brian Borough lo aveva ben bevuto! E così, anche quel giorno, finito che ebbe i suoi racconti, raccolto che ebbe tutte le offerte che gli abitanti gli donavano con simpatia e larghezza (non era forse lui la loro principale fonte di svago?) se ne partì per tornare a casa; sulla strada gli venne voglia di andare a vedere la Casa sul Masso degli Elfi perciò si incamminò verso il Bosco Buio ma si fermò d'improvviso quando, nel soleggiato meriggio, pur non vedendo nulla distinse perfettamente il suono degli zoccoli.







Capì subito che doveva esserci un kelpie in cammino e passò sul lato erboso della strada per non rischiare di essere catturato ma una voce gli giunse, cristallina, quasi divertita:- "Dove te ne vai?" Restò un attimo interdetto, non sapeva se crederci oppure no, ma... "Sei davvero tu?", disse. "Certo! Ti dispiace?" e lentamente il pulviscolo dorato che fluiva nell'aere si addensò rivelando la grande forma del kelpie e quella, più minuscola, di chi lo stava cavalcando. Era lì, come sempre splendida, come sempre coperta solo dai suoi lunghissimi capelli, e rideva felice, con quel viso da bambina che non gli aveva mai voluto dire quanti anni aveva in realtà. Paulie tese verso di lui la mano per farsi aiutare a scendere, accarezzando il kelpie e sussurrandogli qualcosa in un orecchio appuntito, bizzarramente pieno di alghe. "Che fai qui, Paulie?", disse il Narratore. "Tu non venivi, mi manchi tanto...ho pensato di venire io. " "Piccola, sei stata tanto gentile ma non puoi stare qui con me, te l'avevo già spiegato.." Si sedettero sotto un albero, lui non sapeva proprio cosa fare, completamente perso nei suoi occhi, infine le disse:" Senti, parliamone con Titania, forse troverà una soluzione" ed entrarono nel Bosco diretti alla radura dove si incontravano le creature magiche. Scese leggera la notte, in alto nel cielo una luna piena enorme, abbagliante, seguita da una piccolissima stellina illuminava tutta la radura. Venne al fine Titania con la sua corte, abbigliati nei loro mille colori, attorniati dalle luci delle lucciole e il Narratore, dopo aver presentato alla Regina la piccola Paulie, chiese il suo consiglio. La Regina sapeva che un amore tra un uomo e una fata foca sarebbe stato una cosa davvero complicata, anche perché lui non era libero, e disse che volentieri avrebbe ospitato la fata nel grande lago sotterraneo della sua reggia, dove avrebbe potuto vivere insieme alla sua corte e avrebbero potuto incontrarsi quando avessero voluto. Sapevano che era l'unica soluzione per non dover rimandare Paulie al mare del Nord e decisero dunque di fare così. Titania rimandò il kelpie nelle sue limacciose paludi e quello se ne partì al galoppo, scrutandosi attorno con gli occhi di fiamma in cerca di qualcuno da attaccare, poi congedò il narratore e riprese la sua strada nel Bosco Buio. Dolcemente, iniziava a cadere una calda pioggia, sottile, come se il cielo stesso piangesse e Paulie lo abbracciò, lo baciò e gli sussurrò:-"Ti amo. Ti ho sempre amato e sempre ti amerò." Il Narratore rispose:-" Lo so. Anch'io. Verrò a trovarti." E restò lì, nel buio, a guardarla andare via col Popolo Segreto, mentre la pioggia scorreva sul suo capo e scivolava a terra, piano, delicatamente.






*** FINE ***

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