(Prima pubblicazione 16.07.2009)
© Crenabog
C'era, nell'antico villaggio vicino Bosco Buio, nella Contea dove tutti i miti e le leggende vivevano insieme, un piccolo ospedale e in quell'ospedale c'era una mamma, e quella mamma aveva un marito che portava a casa quel che guadagnava raccontando storie a tutti i compaesani, che volentieri la sera stavano ad ascoltarlo radunati nella piazza centrale o nella vecchia locanda. Loro bevevano e lui raccontava le storie di quando il villaggio era antico, di quando il mondo era giovane e di quando la Gente Segreta - ovvero gli abitanti del mondo delle Fate - viveva ancora insieme agli umani. Non come adesso che per trovarli dovevano andare nel bosco folto e talvolta rischiando anche incontri indesiderati. E alla fine, un giorno, la mamma in ospedale diede alla luce il bambino che ben conosciamo. Quando tutta la famiglia infine poté tornare a casa, dove il padre aveva preparato un sacco di cose bambinesche, balocchi, fronzoli e cose così, il popolo della Gente Segreta aveva già avuto la notizia. Si sa quanto le mosche amino chiacchierare di quel che vedono svolazzando in giro e le cetonie anche se non sembra hanno orecchie ben aperte perciò mentre nell'aria primaverile di quel certo mese di febbraio era tutto un rincorrersi di zinzii, ronzii, spicinii e fremere di alette le Fate che svolazzavano dalle parti di quel nugolo sentirono e andarono a riferire a Titania. La Regina amava molto il buon narratore e lo aveva invitato al suo desco varie volte quindi, d'accordo con Re Oberon, pensarono a che regali fare al nuovo arrivato. Intanto il padre aveva pensato bene di piantare un rametto di portulaca afra, una pianta grassa che, nelle savane africane, può diventare un albero dalle foglie grasse e lucenti, cibo prediletto degli elefanti. Il rametto nel suo vasetto prese a crescere subito bene, basso e robusto, proprio come il piccolo briccone che ben conosciamo. Il padre guardava l'arbusto, conscio che quell'albero perenne rappresentava la nascita e la vita di suo figlio; così, una sera, preannunciati da un bagliore lunare e dallo scampanio dei vasetti pieni di lucciole che le Fate portavano per farsi luce, giunsero nel suo giardino i delegati dei Sovrani del Popolo Segreto. Quando il padre uscì col fantolino in braccio tutti lo salutarono con grazia e risatine e si congratularono col narratore poi le Fate benedissero il piccolo dandogli la Vista che gli avrebbe permesso di riconoscerle, gli Spriggan gli donarono la capacità di ricordare tutti i nomi delle cose segrete e tutti i racconti di suo padre, i Troll la furberia (dono che in verità non funzionò mai molto bene, conoscendo i Troll..), le fate foca la capacità di nuotare senza stancarsi mai anche tra i flutti più terribili. E per ultimo giunse il dono di Oberon e Titania che legarono la sua vita a quella del piccolo albero benedicendo quest'ultimo da ogni male e predicendo per lui un esistenza lunga e saggia. Il padre ringraziò tutti con un inchino, mostrò ancora una volta il frugolo che se la rideva col dito in bocca e aprì per loro la porta della cantina augurando la buona notte e ritirandosi tranquillo a letto. Le gighe intorno alle botti, i canti e le bricconate che fecero i Leprechaun che riuscirono ad imbucarsi alla festa ancora vengono ricordati, in quel villaggio vicino al Bosco Buio.. e il piccolo albero cresce sempre, forte e ogni anno quando si avvicina il Solstizio ringrazia la Gente Segreta con mille piccoli fiorellini bianchi. Il bambino? eh, quel che combina lui lo sanno solo lui e le Fate.
*** FINE ***


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