(Prima pubblicazione 16.06.2009)
© Crenabog
Poco fuori dall'antico villaggio, circondata da un prato curato e verde come un tappeto di smeraldi, sorgeva la villetta, rustica ma graziosa, del Narratore. E lo si poteva incontrare - quando non era in viaggio - seduto tranquillamente nel patio a guardare le nuvole rincorrersi in cielo e a mandare a mente le infinite storie che raccoglieva durante il suo peregrinare per poi rivenderle a chi le voleva ascoltare. Quel giorno Finbar, il suo bambino, stava curiosando in giro alla ricerca di insetti quando gli si avvicinò e gli chiese cosa mai fossero gli elefanti, visto che aveva sentito questa parola a scuola. Il Narratore sorrise, ovviamente nello Shire nessuno aveva mai potuto vedere un elefante, sarebbe stato assurdo, ma lui ne aveva letto e li aveva visti nei libri contenuti nella biblioteca dell'abbazia di Durrow perciò diede una carezza a Finbar, si sedettero insieme, gli descrisse come fosse fatto quello strano animale e iniziò la sua storia:
" In un paese lontano lontano, nel sud del mondo, vivevano tanti branchi di elefanti che se ne stavano nelle loro savane a girare di qua e di là, pascolando tranquilli. Un brutto anno però arrivò un caldo tremendo che iniziò a seccare fiumi e torrenti, laghi e ruscelli. L'erba verde divenne gialla e secca, per i poveri animali non c'era più nulla da mangiare ed erravano tristi da un capo all'altro in cerca di cibo. In lontananza vedevano sottili fili di fumo e capivano che il loro peggior nemico, l'uomo, aveva cominciato ad andare a caccia. Una notte, mentre erano fermi sotto grandi alberi di portulaca dalle quale avevano staccato interi rami pieni delle foglioline grasse e piene d'acqua, il più piccolo del branco fece un sogno strano, si trovava dentro un luogo buio e freddo e sapeva che stava lì per salvare i suoi parenti e amici. Si svegliò inquieto nel ritrovarsi in mezzo al branco con quel caldo infernale. Allora si incamminò verso il limite della pianura, dove iniziavano le pendici della montagna e dove non lo avevano mai lasciato andare da solo, camminò e camminò, e finì per fermarsi davanti all'ingresso di una grotta. Timoroso, si fece forza ed entrò, e poco dopo si trovò dentro una grotta enorme attraversata da un lago di acqua cristallina illuminata dalla luce della luna piena che scendeva leggera dall'apertura superiore, sembrava fosse stato anticamente un vulcano. Felice uscì correndo per andare a chiamare il branco. Mentre l'alba si alzava all'orizzonte li vide correre nella savana, mentre in lontananza i tamburi ed il polverone di una tribù di cacciatori si avvicinavano. Barrì forte per chiamarli e loro arrivarono veloci. Portò tutti dentro la grotta e poterono bagnarsi e bere a volontà, anche se pensavano con paura ai nemici in arrivo e poi, ecco che d'improvviso si sentirono tutti leggeri, ma così leggeri.. che iniziarono ad alzarsi nell'aria e a galleggiare verso la bocca del vulcano. Che cosa stranissima! Ma tutti, nessuno escluso, se ne volarono in alto e la tribù dei cacciatori restò impotente a vedere una nuvola di elefanti allontanarsi mollemente sulla brezza del vento, fino alla più lontana montagna dove finalmente si posarono di nuovo nelle meravigliose foreste sempreverdi.."
Il bambino si divertì molto a pensare agli elefanti e chiese a suo padre cosa fosse successo; lui rispose che avevano bevuto un acqua minerale piena di gas e se si erano salvati era dovuto al sogno del cucciolo perché, a volte, quando le speranze sono finite e nulla più va bene, fidarsi dei sogni può portare ad una nuova vita felice.
*** FINE ***


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