(Prima pubblicazione 18.08.2009)
© Crenabog
Appena fuori dal villaggio sorgeva la casetta del narratore e lì viveva tranquillo il suo bambino, sempre occupato a trafficare con i suoi giochi e i suoi trastulli. Amava viaggiare col padre quando capitava qualche strana avventura ma di solito era abbastanza tranquillo. Un giorno che gli era venuta voglia di andare a trovare Re Brian si attrezzò di tutto punto, mise nella bisaccia le matite colorate e la gomma di cera e pane, una fiaschetta di sidro per donarla al Re, il piccolo flauto magico che aveva preso dal cassetto del padre, un coltellino, una forma di pane e un grosso pezzo di formaggio avvolto in un telo di lino. Equipaggiato a puntino, si infilò il mantello e se ne partì verso il bosco diretto alla radura dei tumuli, di buon mattino. Camminò attento a non calpestare nessuna piota vagante e divertendosi quando si accorse che da sotto i cespugli alcuni piccoli spriggan lo osservavano pensierosi se avesse con sé qualcosa da rubacchiare. Camminò e camminò e quando gli venne sete, rammentandosi di non aver portato acqua e non volendo toccare il sidro, raggiunse l'antico pozzo di Rilley che si stagliava ancora, dopo moltissimi anni, vicino ad alcuni ruderi di una fattoria ormai disabitata. Il grande pozzo era sormontato da un arco metallico scurito dalla ruggine dal quale pendeva ancora la lunga catena attaccata ad un secchio di legno doghettato che veniva comunemente usato dai viandanti e anche dal Popolo Segreto quando ne aveva bisogno; essendo una cosa utile a tutti per comune consuetudine nessuno lo aveva mai danneggiato anzi, certe notti, i trow andavano persino ad ungere la catena e la ruota con del grasso di pecora. Si sedette lì vicino per riposarsi poi calò il secchio e lo ritirò pieno d'acqua fresca: mentre la beveva gliene sfuggì la presa e ne cadde parecchia in terra formando una piccola pozza sulle lastre di pietra sconnesse che lastricavano la base del pozzo.
Per gioco ci si specchiò ma vide con sorpresa due volti, il suo e quello di una bambina; subito si voltò per vedere chi ci fosse vicino a lui ma era solo! Sempre più sorpreso guardò di nuovo e la bambina - sorridente - era sempre lì vicino al riflesso della sua testa. Senza pensarci su chiese ad alta voce:-" Chi sei?" e, cosa curiosissima, una voce gli rispose dalla pozza. " Mi chiamo Gwyn, e vivo nell'acqua." Il bambino si mise a sedere vicino alla piccola pozza senza sapere cosa fare quando si sentì battere sulla spalla; si girò e vide il piccolo Re Brian con un gruppetto di folletti vestiti di verde, che ridacchiavano. " Allora, cosa hai combinato stavolta? Hai preso una Asrain, che ci vuoi fare adesso?" , "Cos'é un Asrain, Maestà?" rispose il piccolo. " Sono le piccole fate dell'acqua, ma non può vivere fuori dell'acqua perché il sole la dissolverebbe. Dobbiamo rimetterla dentro, non credi?" "Oh certo, poverina! Ma come facciamo?" "Bene, tu l'hai tirata fuori e tu devi rimetterla dentro. Potresti aspirarla e poi rigettarla nel pozzo." "Oh!", fece il piccolo, ma non poteva succhiare la pozza con le labbra e dopo averci pensato su trasse il piccolo flauto del padre e, usandolo come una cannuccia, succhiò tutta la pozza con la fata bambina poi, con le guance gonfie si affacciò al bordo del pozzo e ve la rimandò dentro. Si girò soddisfatto verso Re Brian e vide lui e i folletti che si rotolavano in terra tenendosi le pance dalle risate. "Be'? Cosa ho fatto stavolta?", chiese, al che Re Brian rispose che così facendo l'aveva baciata e ora erano fidanzati..."Santo Cielo, ci mancava solo questa! Ma sono solo un bambino!" e tutti i folletti, ridendo, risposero in coro:-" Oh, ma le fate sanno aspettare." Perciò, da allora, una volta al mese, il bambino - che era molto coscienzioso - tornò al pozzo di Ryddell a suonare qualche giga a Gwyn col flauto, in attesa che gli venisse in mente qualche buona idea per risolvere quella stranissima situazione.
*** FINE ***


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