martedì 25 novembre 2025

LA FAVOLA DEL FAVOLOSO REGALO

(Prima pubblicazione 11.06.2014)

© Crenabog 




Lontano dall’antico villaggio, nel profondo di Bosco Buio, si trovava la collina sotto la quale viveva e prosperava la corte di re Oberon, il grande re del Popolo Segreto. Intorno ad essa ruotava tutta la vita e l’attività del popolo fatato, come era naturale che fosse, benché ogni foresta, lago, contea avesse i propri abitanti e i loro capi designati e riconosciuti. Avvenne dunque, un giorno, che re Brian, recatosi in visita ad Oberon, lo trovasse alquanto nervoso e immusonito. Non ci fu verso di cavargli una risposta e il re dei folletti se ne andò rimuginando la cosa. Mentre attraversava i grandi corridoi scavati nella pietra delle profondità per tornare al suo bosco, incappò in Paulie, l’amata del Narratore, che viveva nel grande lago sotterraneo, perennemente rischiarato dal lucore di milioni di funghi luminosi e dalla compagnia delle piccole fate volanti. Paulie spiegò a re Brian che si stava avvicinando il compleanno di Oberon e lui, preso da tristezza forse per via della incommensurabile età, si era convinto che tutti se ne sarebbero scordati e non gli avrebbero regalato nulla. Re Brian, ricevuta l’informazione, la ringraziò e decise di farne tesoro. Puntava ovviamente a trovare un regalo splendido senza dir nulla a nessuno così da farsi bello a corte: naturalmente, data la natura dei folletti, appena il suo attendente fu messo al corrente, il giorno dopo tutta la corte di re Brian si era scatenata a cercare regali.

E tutti quelli che uscivano da sotto la collina, inevitabilmente ne parlavano, con la scusa di consigliarsi, con troll, fate, hob goblin, nuckelawee,pixie, e tutti i tipi di esseri fatati in cui incappavano. In una settimana tutto lo Shire era in subbuglio, al punto che perfino il Narratore e suo figlio Finbar lo avevano saputo. Non che a Finbar interessasse gran che, dato che era sempre occupato in giro con Cinnia, la sua promessa, la piccola figlia dell’Uomo della Luna, ma il Narratore, amico di antica data del re ci pensava sopra anche lui. Pensò quindi di fare qualcosa di semplice ma accessibile a lui e si mise a scrivere le sue favole su un mucchio di fogli di pregiata pergamena, rilegandoli poi con gran cura in un bel volume su cui appose una dedica.





Arrivò alla fine il giorno tanto atteso e tutti ricevettero da re Oberon un invito a corte. Lui pensava di fare una sorpresa mettendoli in imbarazzo, loro invece se lo aspettavano da tempo. Così, giunsero tutte le rappresentanze del Popolo Segreto. I Porcari dell’Isola di Man, i Goblin di Bryn yr Ellyllon, gli elfi di Knockgrafton, gli Spriggan da Saint Just, le fate del Lago Povero, l’antica dimora del re O’Donoghue. E ancora tanti, che non se ne vedeva la fine… Le Gwragged Annwn dei laghi vennero ospitate nel lago sotterraneo di Paulie, i Daohine Sidhe di re Finvarra - sempre guardati con sospetto - vennero messi negli angoli più lontani della sala, controllati dai troll di montagna. I Leprechaun si sistemarono vicino alle botti di sidro, mentre i Coboldi e i Wichtlein cominciarono a discutere dei modi migliori per scavare le loro gallerie. Insomma, la festa andava bene, tutti cantarono, mangiarono, parlarono, fecero baccano. Come sempre i Leprechaun si trasformarono in Clurichaun ubriacandosi e si misero a dar fastidio a tutte le fate che trovarono.


E ad un certo punto suonò un grande gong bronzeo, re Oberon si alzò e fece un brindisi alla sua salute e a quella di tutti gli astanti: il suo proposito, neanche tanto velato, era certo quello di indurre tutti a presentarsi con qualche insperato dono… Come rappresentante degli Uomini, per primo avanzò il Narratore accompagnato dalla dolce Paulie. L’uomo teneva avanti a sé il gran volume che venne molto apprezzato da Oberon, che subito lo diede a vedere a Titania, sua moglie, che aveva aiutato Paulie a vivere alla corte quando era giunta dalla Spiaggia dei Giganti. Re Oberon abbracciò con antica amicizia il Narratore e li salutò con parole di augurio e felicità, poi ristette sul trono in attesa. Cominciò a preoccuparsi quando notò il silenzio imbarazzato che si sparse per la grande, maestosa sala del trono…


Avanzò re Brian accompagnato dal suo attendente.

- Maestà, ho cercato per voi il nettare dell’eterna giovinezza! Eccovelo!

E l’attendente, a mani vuote :- Perdonate Maestà, ma mentre lo stavo portando sono stato circondato dalle api della valle del Brinaugh che se lo sono succhiato tutto. Ora sono perennemente giovani e mi hanno detto di riferirvi che vi ringraziano.

Detto questo si ritirarono mogi…

Il capo dei Goblin avanzò con i suoi servitori.

- Maestà, abbiamo preparato per voi il migliore pasticcio di carne delle nostre terre! Eccovelo!

E i suoi servitori, uno più brutto dell’altro, come era logico trattandosi di goblin, esplosero: - Io lo stavo portando, ma lui me lo ha preso! No, è stato lui! A me è caduto! Io l’ho raccolto! E io, scusate, l’ho mangiato perché era sporco e non potevo portarvelo… scusateci…

La triade degli Elfi arrivò, e recitò in coro: - Maestà, abbiamo preparato per voi una meravigliosa parrucca , tagliandoci tutti i capelli! - ed in verità erano tutti accuratamente calvi, cosa alquanto insolita per loro. - Eccovela!

Si guardarono tra loro e terrorizzati dissero: Ma dov’è, dov’è? Ghillie Dhu, maledizione! Ce l’aveva lui! Chi gliel’ha data? Lo sapete che non gli crescono i capelli! L’ha rubata! Oh, Maestà, scusate…




Questa storia andò avanti a lungo e nessuno riuscì a presentare un regalo. Chi lo aveva perso, chi si era sbagliato, chi lo aveva lasciato a casa, chi gli era stato rubato… di scuse re Oberon dovette sentirne un enormità e cominciò a prendere prima un colorito grigiastro, segno di grande insoddisfazione, poi rossastro, segno di ira pronta ad esplodere. Dopo che tutto il corteo si fu disciolto si presentò una piccolissima fata che, tutta allegra e svampita, disse a voce altissima:- Maestà, io ho preso il regalo più bello di tutti!

- E dunque, mia cara, di cosa si tratta?

- Ho catturato per voi il maestoso unicorno bianco dal corno d’oro della montagna del Dartmoor!

- Fantastico! E dov’è?

- Ehm, dunque, mi ci sono avvicinata mentre dormiva, gli ho legato al collo un laccio fatato così da poterlo portare con me. Si è svegliato e, molto gentilmente, mi ha chiesto cosa volessi da lui. Così, gliel’ho detto. E… insomma, Maestà, vi fa tanti auguri ma si è messo a ridere e mi è scappato…

Re Oberon parve sul punto di esplodere, si prese la testa tra le mani, si tolse la corona - fatto mai accaduto prima e che terrorizzò tutti gli astanti - riprese fiato e disse: - Insomma, come dite voi tra gli umani -e si girò verso il Narratore, con un sorriso tirato - di buone intenzioni è lastricato l’Inferno, eh? Anche se noi non abbiamo l’Inferno, ma l’Ade. Che ne dici, tu, Gwyn ap Nudd?



Gwyn ap Nudd, il temuto capo della famiglia dei regnanti di Plant Annwn - l’inferno sotterraneo del Popolo Segreto -ghignando replicò:- Ma certo, Maestà. E per l’appunto è proprio il regalo che vi ho portato. Un sacco di buone intenzioni! Gliele porto lì o vuole che le lascio qui da qualche parte?
Nel silenzio più totale che era calato nella sala, persino le luci delle fiaccole, candele e torce sembrarono abbassarsi. Re Oberon finalmente esplose. Ma non in una ondata di furia, bensì in una risata colossale, al punto da far tremare persino le altissime mura: quando finalmente riprese fiato si rivolse a tutti e disse: - Va bene, alla fin fine tutti insieme mi avete veramente fatto il migliore dei regali. Una grande, grossa, immensa risata. Vi ringrazio tutti!
L’applauso che partì dal fondo giunse come un ondata liberatoria, in omaggio alla secolare saggezza di re Oberon. E la festa durò non una ma tre notti… e chi sa, forse qualcuno sta ancora lì a far festa…






 
 
*** FINE ***

Nessun commento:

Posta un commento